Avrebbe dovuto morire prima di Hendrix, prima di Brian Jones, e molte volte dopo. La sua carriera è stata di un sopravvissuto a esperienze letali, e ha trovato bellezza nelle più amare pieghe della vita.
They’re taking her children away
Because they said she was not a good mother
They’re taking her children away
Because she was making it with sisters and brothers
And everyone else, all of the others
Like cheap officers who would
Stand there and flirt in front of me
L’angoscia e la depressione di Berlin, un album che sbatteva davanti agli occhi di liceali che eravamo una vita ritagliata in una sporcizia che solo con ribrezzo si riconosceva nostra, e nel nulla.
La vita che è passata letteralmente nelle sue vene.
Quel pianto di bambini strappati via, gli unici innocenti.
Musica e testi senza compromessi, sempre. In rivolta contro l’industria discografica, ben prima del grunge e delle autoproduzioni.
Due ricordi. Milano, Arena Civica, giugno 1980, memorabile concerto. A Lou piaceva l’Italia, lo si sentiva da una leggerezza nel cantare che mancava nei concerti americani. Già si sentiva stretto nel glamour della sua resurrezione da Rock’n’roll Animal. Mi pareva che fosse una specie di fratello maggiore che ne sapeva più di tutti.
E poi, anni dopo, eravamo adulti, la meditazione sulla morte di Magic and Loss. Il fratello maggiore, ora maturo, ci parlava dei dolori inconsolabili.
What good’s a war without killing
What good is rain that falls up
What good’s a disease that won’t hurt you
Why no good, I guess, no good at all
Life’s good, certamente, Lou, la vita è una bella cosa, ma non trovateci un senso e siamo, forse, pazzi a cercare una consolazione. I nostri cari ci lasciano, sopravvivono prima per morire di tumore in aprile.
“Eccoci qui, ancora soli”.
That’s what life’s like without you

un saluto da brividi…il più bello in questo ore di mancanza!!!