Guido Michelone intervista Neja

Neja cantante
Così, a bruciapelo chi è Neja?
Una cantautrice inquieta (restless), autoironica e sempre in ricerca…

Cosa mi dici del tuo nuovo cd Neja Vu?
È un disco raffinato, elegante, un po’ frizzante e un po’ intimo… erano anni che volevo lavorare con Nerio Poggi, dopo aver ascoltato i suoi progetti Papik ed Ely Bruna, sapevo che era il producer giusto per me.

Mi racconti ora il primo ricordo che hai della musica?
Recita di prima elementare, ho cantato Buonanotte fiorellino di De Gregori vestita da margherita! Quello folgorante è stato invece Video killed the radio star, lo comprò mio fratello quando io ero molto piccola e ne rimasi incantata!

Quali sono i motivi che ti hanno spinto a diventare una cantante?
Dovevo trovare un modo costruttivo per urlare le mie frustrazioni adolescenziali, e ancora oggi è una forma terapeutica e vitale per me.

E in quale genere preferisci collocarti? pop, jazz, easy listening o altro?
Non saprei scegliere, ogni genere musicale ha un mondo di emozioni da donare e a seconda di come mi sento mi piace “indossarne” uno o un altro. Non mi piace catalogare la musica; se un pezzo è bello e mi cattura lo faccio mio.

Ma cos’è per te la musica?
Una medicina, l’unica droga, un’amica fedele, il mio primo amore!

Ti piace il jazz? Con quali idee, concetti o sentimenti lo associ?
Mi piace il jazz per il suo linguaggio libero ma strutturato allo stesso tempo. Come idea lo associo all’espressività, come concetto all’esplorazione e come sentimento alla condivisione tra musicisti.

Tra i dischi che hai fatto ce ne è uno a cui sei particolarmente affezionata?
Sushi club vol.2 è sicuramente il più autobiografico, ma ogni canzone scritta è una mia “cellula”, anche quelle più leggere e scanzonate!

E tra i dischi che hai ascoltato quale porteresti sull’isola deserta?
Ten summoner’s tales di Sting, i due Greatest hits dei Police e dei Queen, un album classico di Burt Bacharach, e del Reggaeton per fare i balli di gruppo coi delfini!

Quali sono stati i tuoi maestri nella musica, nella cultura, nella vita?
Ho avuto la fortuna di avere un bravo insegnante di musica alle medie che mi ha fatta appassionare a diversi generi musicali, stessa cosa per il mio professore al classico di italiano e filosofia; nella vita ho avuto un padre spirituale meraviglioso, due amiche che mi hanno tirato fuori dai guai. I miei genitori mi hanno dato delle solide basi etiche, ma mi hanno anche fatto capire come non voglio vivere. Anche questo è un sano confronto/scontro. Aggiungerei Sting: la musica e i suoi testi mi hanno sempre dato un punto di vista più “alto”; spesso anche alcuni libri mi hanno indicato la retta via. Ma sono sempre alla continua ricerca di me stessa e di un equilibrio seppur umanamente instabile.

E le cantanti ti hanno maggiormente colpito?
Annie Lennox su tutte, Kate Bush, Diane Schurr, Ella Fitzgerald è il massimo!

Nella tua carriera di musicista quanto conta la bellezza?
Sicuramente un valore aggiunto in un ambiente prevalentemente maschile, ma se non sostenuto da una personalità definita, da una professionalità e da una più importante bellezza interiore, non porta molto lontano.

Come vedi la situazione della musica in Italia?
È molto dura rimanere a galla per chi c’era già in momenti più felici ed è quasi impossibile per chi cerca di ritagliarsi uno spazio. Come purtroppo capita anche in altri campi in Italia, ci sono altri meccanismi che entrano in gioco e spesso non sono basati sulla meritocrazia. Grazie al cielo, c’è un mezzo molto democratico che è internet, dove ancora oggi si possono scovare dei veri talenti.

Cosa stai progettando a livello musicale per l’immediato futuro?
Un singolo inedito dance per l’estate e il prossimo album acustico. E tanti tanti concerti. Spero di vedervi in giro!

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