Provocazione in forma d’apologo 271

Per quanto le cose non andassero poi tanto male l’umore era plumbeo, così, fatto insolito, l’uomo decise di entrare in un bar a bersi una birra. Fatto ancora più insolito si guardò intorno, e gli parve di vedere un tale che lo guardava a sua volta.

I due si fecero un cenno d’intesa, si misero allo stesso tavolo e cominciarono a parlare. Per la precisione a parlare era il primo, che disse di come gli stava andando la vita e delle sensazioni negative che provava; il secondo ascoltava con attenzione partecipe. A un tratto ruppe il silenzio e sentenziò:
“Ma tutto questo può cambiare.”
“Come, cambiare?”
“Purché lo si voglia davvero.”
“Per volerlo lo voglio, ma…”
“Eccoli i ma. Con i ma non si va da nessuna parte.”
“Ho capito, però…”
“E con i però neppure.”
“Ma che dovrei fare? E lei, per caso, ha qualche cosa da vendere? Mica dovrei firmare un contratto?”
“Guardi, non ci siamo capiti, lei è completamente fuori strada e deve avermi scambiato per qualcun altro. Le ho detto che le cose possono cambiare purché lo si voglia davvero. Punto. Ed ora la lascio alle sue riflessioni, che non mi sembrano né poche né lievi. Buongiorno e auguri.”.
Dopo che il secondo se ne fu andato il primo uomo rimase ancora qualche minuto al tavolo, poi anch’egli si alzò e uscì.
Tornato a casa cercò di riprendere le sue occupazioni senza farsi troppo influenzare dall’umore e da quel giorno a poco a poco le cose cambiarono davvero. I cambiamenti chiamavano altri cambiamenti, e in un tempo abbastanza breve l’uomo non avrebbe saputo più riconoscere né la propria esistenza né se stesso. Tutto in meglio, intendiamoci. Ma quella sensazione di irriconoscimento e discontinuità cominciò a insinuargli un gelo nelle ossa, finché la domanda non emerse, esplicita e perentoria: non tanto che cos’era accaduto, ma: si poteva volendo, come lui o chi altri doveva aver voluto per arrivare a quel punto, tornare al punto precedente? O almeno a un punto dal quale la sua vita e il lui stesso di prima potessero guardarsi senza sospetti, o quantomeno senza stupore?

2 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 271

  1. elisabetta bordieri

    Ma non era il contrario?…..”nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice nella miseria”..
    Eh povero Dante!
    Un salutone estivo Rob.
    eli

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  2. robertorossitesta

    Cara Elisabetta,
    questo personaggio si presenta in prima battuta come uno che vorrebbe mangiare la frittata senza rompere le uova, e in effetti è così. Poi c’è forse dell’altro, ma l’idea che mi faccio io di quello che non entra nella cornice del quadretto ha lo stesso peso di quella che che può farsene il lettore, pertanto mi fermo qui, ed eventualmente aspetto che qualche “passante” si esprima in merito.
    Buona estate a te,
    Roberto

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