Una donna interpreta l’arte: Jeanne Hersch
Per quanto ci si sforzi di dare una definizione del bello in arte appare a tutti chiaro come sia impossibile definire una legge , come darne una legge significherebbe “la morte dell’arte” .
Ciononostante non possiamo esimerci dal cercare cosa sia il bello.
Sebbene esso non possa essere afferrato definitivamente pure dev’essere cercato, studiato, compreso, perché il bello non sia confuso con il sentimento, l’affettività, il lirismo, la passione, perché non sia confuso con la riproduzione fedele del dato reale o con il suo contrario, la negazione di ogni riferimento alla realtà materiale, al dato oggettivo che potremmo definire sensibile, perché si possa tracciare un punto in quello spazio misterioso che è l’universo arte da cui far partire le infinite rette che sono il fare artistico. Per dirla con i greci: il poiein. Parola da cui ancora oggi nasce ed è continuamente ricreata la poesia; il fare poetico è un fare che qui accogliamo come espressione di massima libertà e di massima costrizione umana, un fare che rende l’uomo ciò che propriamente è: un essere capace di esercitare una presa sulla realtà e di modificarla con la sua azione, un essere in grado di creare.
Ora l’azione umana non si realizza esclusivamente nel fare artistico, anzi prima vengono tutti quei modi di incidere sul reale che sono utili alla sopravvivenza e alla convivenza: scienza, tecnica, politica, etica, sono un agire che ha un fine fuori di sé, una utilità altra rispetto al dato che l’agire umano crea. Un esempio per tutti è l’aereo che è tale solo quando vola. In tal senso, è il volo ad essere importante non più l’aereo, che è solo un mezzo, un tramite: custodisce un’intenzione esterna a se stesso. Dunque, nel fare l’aereo, l’uomo non ha per fine lo stesso, ma il volare. L’incidere dell’uomo sulla materia in quel contesto è un incidere eteronomo rispetto alla creazione, che pure richiede inventiva, perizia, studio, fantasia e capacità. Possiamo dire che un aereo è bello, così come può esserlo una moto o un’automobile, ma il loro fine sarà sempre un fine altro rispetto alla loro esistenza: non vivono di vita propria , la loro esistenza è derivata e dipendente.
Ecco perché ci interessa il fare artistico: perché, come il gioco, è un fare che si mette in opera per la pura gioia del creare, che non ha padroni, non sottostà a leggi, imposizioni d’uso; perché il fare artistico è un fare che ha in se stesso le ragioni del proprio esistere e perché, come cercheremo di dimostrare, la vera opera d’arte crea da se stessa la propria legge, ha una coerenza interna, un grado di autonomia che la rende un assoluto rispetto a tutte le altre realtà costruite dall’uomo, fosse pure a partire dal medesimo dato materiale.
La mia riflessione è debitrice del pensiero di Jeanne Hersch – allieva di Jasper insieme alla più famosa Hanna Arendt, nonché di Heiddeger prima che la guerra costringesse lei, ebrea polacca a rifugiarsi in Svizzera – alla quale riconosco un’originalità di pensiero che meriterebbe più attenzione e non il silenzio delle storie della filosofia.
In lei ho ritrovato un filo conduttore della riflessione sull’arte che mi pareva smarrito in altri pensatori. La centralità dell’homo faber a dispetto di tutto quel pensiero contemporaneo che fa della persona quasi un oggetto, un paziente, rispetto all’opera stessa. Il culto del genio, una certa, a mio modo di vedere, distorta riflessione filosofica e psicologica ha ridotto questa creatura mirabile in un punto marginale non solo nel cosmo, ma anche nella realtà stessa del mondo, fino a renderlo oggetto del linguaggio, della storia, di tutto il suo destino. Basti pensare alle teorie del gioco di Gadamer, ad una certa interpretazione dell’io e dell’inconscio tutta a scapito del povero e sempre più inetto io, per non dire dell’essere e nulla di heideggeriana memoria che in qualche modo tolgono alla volontà umana l’unico modo possibile di essere al mondo: non subirlo ma incidere dandogli una forma.
Tre parole sono fondamentali per comprendere il pensiero della Hersch: materia, forma, presa.
Riguardo alla prima, diciamo innanzitutto che all’uomo non si dà una materia “x” perfettamente inerte. Il semplice sasso, per il fatto stesso che ne pronunciamo il nome, è già una forma, ed una forma data. Per questo nulla si dà all’uomo come materia assolutamente grezza. I colori,i pennelli, la tela per il pittore, la materia plastica per lo scultore, le parole per il poeta non sono materia inerte, esse mostrano una forma , oserei dire preesistente, eppure esse sono la materia dell’arte. Non si dà alcuna arte pura. Persino il sogno, l’ispirazione per quanto immateriche possano sembrare sono da considerare materia, dato oggettivo, “quel che ho a disposizione”, il giocattolo del bambino che si chiede cosa ci può fare rigirandolo fra le mani.
La forma è l’unico modo possibile per l’uomo di essere al mondo. Non un’idea astratta, insita nelle cose, di stampo platonico, ma l’unico modo che l’uomo ha di conoscere l’essere. E’ la parte, la delimitazione della realtà, il confine, il contorno del pensiero umano. Tutto ciò che è reale è separato, è un modo su cui l’uomo ha una presa, è una forma dinamica perché, su un piano, è il limite della conoscenza e quindi forma e, su un altro, può essere materia per una nuova forma (torna l’idea dell’aereo)
La presa è il concetto più importante perché è ciò che rende l’uomo tale, e lo fa capace di arte. E’ il contributo umano alla forma. L’uomo può definirsi così in quanto ha una presa sul mondo, lo modifica, imprime ad esso una forma diversa da quella che aveva quando lo ha ricevuto.
Ci piace dire insieme a J.H. che l’uomo è un incarnatore e si realizza solo creando, ovvero incarnando la materia in una forma attraverso la sua presa.
Pensando alla poesia e al suo muoversi nel terreno irto di ostacoli che è la parola, possiamo dire che è poesia solo quel fare con e attraverso il linguaggio capace di imprimere ad esso una forma nuova accettando la sfida dell’attrito che la materia stessa opporrà a colui che tenterà l’opera.
Non si dà infatti un’incarnazione nella quale la forma non debba “sporcarsi” con la materia, non debba compromettersi con il dato e cercarne vie di uscita, possibilità, trasformazioni. Dove “dato” sono la metrica, le parole, i concetti, le immagini: tutto ciò che è ricevuto come forma può diventare nuova materia da ricreare.
Ci piace pensare che non esiste un’opera d’arte che riproduca un sogno tout court, ma sarà opera solo quella che avrà una presa su quel sogno e saprà dargli una forma. Si eliminano così quelle idee di scrittura automatica, ispirazione demoniaca o angelica che fanno dell’uomo mero mezzo, medium, tramite inerte, e si responsabilizza l’uomo proprio attraverso la libertà dell’arte, che è libertà creativa, libertà nella costrizione della materia che ha le sue leggi intrinseche, che sono sfida alla libertà stessa ma che rendono possibile proprio nell’attrito lo sprigionarsi nell’opera di tutta la sua assolutezza.
E’ vera opera d’arte soltanto quella che possederà in senso assoluto una tale coerenza interna, un tale grado di separazione dal resto della realtà, una tale autonomia da trascendere la realtà nella sua stessa immanenza.
La presa dell’homo faber diventa la scelta, la compromissione, la discesa dal parnasos dell’ispirazione nelle maglie strette della materia, la sfida a dire, o meglio a fare attraverso la materia stessa, sapendo che non basterà l’ispirazione, che questa dovrà trovare il modo di impastarsi di materia e attraverso la legge che da questa unione man mano si rivelerà come unica possibile avrà una presa che darà forma: la follia e la gioia di un fare che crea l’assolutamente ed eternamente nuovo eppure comprensibile e comunicabile ad altri uomini; comunicabile perché perfettamente umano, infinitamente dispiegantesi dentro il limite stesso della forma, perché l’opera d’arte è infinita, inesauribile, è essere che è dentro la legge umana, per cui non è possibile cogliere l’essere nella sua totalità, ma solo nella delimitazione della forma.
Poesia allora diventa operare perché l’infinito si sprigioni nel finito, attraverso il finito, perché l’assoluto possa rivelarsi o meglio sia rivelato dall’operare umano che è creazione, attraverso di sé, non di altri mondi, ma di un mondo che eternamente si rinnova.
Lo spazio che attraversa l’impeto degli uccelli non è
lo spazio familiare che t’esalta la figura
( là, in quella libertà, a te stesso sei negato
e non fai che sparire senza ritorno).
Lo spazio estrae da noi e traduce le cose:
perché ti riesca l’esistenza di un albero,
gettagli intorno parte di quell’intimo spazio
che abita in te. Da ogni lato contienilo.
Da sé non si delimita. Solo se gli dà forma
la tua rinunzia si fa vero albero
(R.M.Rilke, Poesie1907-1926, p.529, Einaudi)
Piccola bibliografia
H.Bergson, Saggio sui dati immediati della coscienza,Raffaello Cortina.
H.G.Gadamer, Verità e metodo, Bompiani.
J.Hersch, Essere e forma,Mondatori.
J.Hersch, Rischiarare l’oscuro- autoritratto a viva voce, Baldini e Castaldi.
K.Jasper, La fede filosofica, Raffaello Cortina.

“è il volo ad essere importante” – viaggio negli spazi aperti dell’Arte che riportano il bianco -lunare di Nina – Gabbiano; riportano ?echov, Bach e Jim Morrison: «E’ nell’istante in cui dubiti di volare che perdi per sempre la facoltà di farlo».
Grazie,
Chiara
@chiara
e in arte bisogna avere il coraggio di volare corpo e anima. un gabbiano vola sostenuto dall’aria che si fa materia da vincere nello spiccare il volo e da assecondare nel battito d’ali…
si, ci vuole il coraggio di chi crede che sia possibile volare.
grazie a te
di cuore
elena f
Il coraggio – sempre! – di volare il proprio volo, “squarciando il velo”.
Il coraggio – sempre! – di sorvolare… Andare oltre.
Credere – sempre! -.
E nel coraggio di credere e sopportare si spiegano le ali.
E le tue sono aperte: libera e libra – la bilancia dove è il piatto del cuore a valere!
Un abbraccio
Complimenti a Elena… noi ci crediamo al volo… già voliamo (da tempo) 🙂 Un abbraccio… in sospensione estatica.
@gian ruggero
il momento più rischioso, si sa , è il decollo :-)…
spero di non cedere alla legge newtoniana
grazie
saluto tutti
elena f