Intervista a Guido Michelone su Vasco Rossi

THE COMPLETE VASCO ROSSI copertina 2
di Pietro Soave

Sabato 8 ottobre, all’Auditorium San Luigi di Trani, Vittoria Chiarenza e Guido Michelone parleranno del loro libro The Complete Vasco Rossi (edito da Barbera di Siena), in occasione dei festeggiamenti per il nuovo album del cocker italiano, partiti dalla Puglia nei giorni scorsi, con la presentazione del Cd Vasco. Sono innocente a Bari. Di The Complete Vasco Rossi parliamo con uno dei due autori, in esclusiva per La Poesia e lo Spirito.

Come nasce l’idea di un nuovo libro su Vasco Rossi?
Nasce dal fatto che l’editore Barbera aveva inaugurato una nuova collana dedicata ai grandi protagonisti della musica odierna (pop, rock, canzone d’autore) e mi aveva chiesto di collaborare: la lista dei musicisti comprendeva esclusivamente nomi assai popolari e quello di Vasco mi è sembrato il più appetibile, visto che è quello più vicino alle mie corde, senza nulla togliere a Laura Pausini, Gianni Morandi, Renato Zero o altri, che a me interessano poco o nulla.

Puoi affermare, quindi, di sentirti in sintonia con lo stile e il sound di Vasco?
Come saprai, io mi occupo soprattutto di jazz, senza disdegnare il r’n’r e i cantautori; fin da piccolo ascoltavo di tutto: in televisione si guardava Sanremo e impazzivo per i complessi beat, ma in casa c’erano belle collane di dischi a 33 giri dedicati al jazz e alla musica colta, che non disdegnavo; anzi, a maggior ragione ho incominciato ad apprezzarle quando tre miei compagni di liceo hanno favorito la mia propensione per la buona musica: uno era fanatico dei Beatles (quando venivano ritenuti superati), ma gli altri due erano patiti per la classica, e il più ideologizzato parteggiava per la folk song e il canto militante o politico. Rifiutavamo la moda, che allora aveva il nome di Battisti, dei Pink Floyd e dei Led Zeppelin, di Crosby Still Nash & Young e dei Deep Purple. Persino durante le vacanze, in uno sperduto paesino valdostano, gli amici di Milano o Torino ascoltavano musica ‘diversa’: rock alternativo, per esempio, ma sempre con un occhio al passato recente, quasi a consentire (anche per me) un approccio pacato e selettivo, all’insegna della qualità. Tutto questo per dirti che mi sono avvicinato in toto a Vasco solo ora, con il giusto ritardo, che consente di valutarne la grandezza.

Ma Vasco l’avevi già ascoltato prima?
Certo che sì. Da quando mi occupo di musica professionalmente (come critico, studioso, docente) devo stare al passo coi tempi, seguire un po’ tutto, anche se oggi è difficile avere uno sguardo a 360 gradi sul rock internazionale o sulla canzone italiana. Faccio fatica anche con il jazz, che è considerato di nicchia, ma che ha una quantità enorme di artisti in tutto il mondo. D’altronde, oggi come ieri, non si può ignorare Vasco, che da oltre trent’anni è un fenomeno nazionalpopolare. Ma confesso che alla fine degli anni Settanta, quando ancora cercavo di tenere sotto’occhio la canzone italiana ‘interessante’ (cosa che si poteva ancora fare, perché il cantautorato era in auge) fui tra i primi a comprarmi l’album Non siamo mica gli americani, ad ascoltarlo bene e a giudicarlo positivamente, benché, riguardo al rapporto testo/musica, amassi un altro tipo di prodotto. Assistetti a uno dei suoi megaconcerti, alla fine degli anni Ottanta, per ascoltare dal vivo il primo e forse unico rocker italiano: e l’impressione fu sempre positiva, per il potenziale energetico espresso, che ovunque resta il segno fondante del r’n’r medesimo.

Dunque per scrivere il libro hai chiamato una collaboratrice, Vittoria Chiarenza?
Sì. Lei, che si definisce Vasconvolta, aveva appena scritto una tesi di laurea – che poi ha ottenuto il massimo dei voti – sul senso delle sue canzoni. Io, che non sono Vasconvolto – anche per motivi generazionali: ho più o meno la stessa età di Vasco ma esperienze diverse, a parte un comune inizio radiofonico in provincia; lui alla radio trasmetteva il rock, io tentavo di far passare Schonberg e Stockhausen o almeno Louis Armstrong e Duke Ellington o, alla peggio, Guccini e De André – sentivo l’esigenza di confrontarmi con una persona di un’altra generazione che sapesse tutto, ma proprio tutto (come ha sottolineato l’editore nel nostro sottotitolo) su Vasco, in modo tale che l’erudizione e la passione di Vittoria bilanciassero il mio spirito analitico. Ho imparato molto da questa esperienza, soprattutto ad ascoltare e a leggere la musica di Vasco con un altro orecchio.

Questo orecchio diverso vi ha consentito di scrivere anche un libro diverso da tutti gli altri in circolazione?
Spero proprio di sì, almeno dal punto di vista della struttura e dell’organizzazione. Non esisteva, prima del nostro (e per fortuna non esiste ancora) un testo che raccontasse Vasco attraverso l’analisi dei contenuti letterari di tutte le canzoni (cover comprese) e lo facesse sistemando le canzoni in ordine alfabetico e non disco per disco, com’è stato già fatto. Il libro non si lancia in letture metafisiche, ma si attiene strettamente ai testi.

E allora cos’ha di nuovo il vostro libro, per consigliarlo al fan incallito o a chi vuole avvicinarsi a Vasco per la prima volta?
Vi si trova la conferma di un artista che ha composto un infinito canzoniere (non ancora terminato) in cui vengono espressi, come in un diario, l’uomo e il personaggio, che non sempre coincidono, come Vasco afferma. Egli, in tal senso, è consapevole di cosa e come scrive. L’idea che si tratti di un naif illetterato è fuorviante, perché la scelta di una lingua prosaica e realista è voluta e giostrata su equilibri sospesi tra sincerità e spontaneismo. Non si tratta di inni generazionali, ma di confessioni; non pretendono di guidare il popolo, ma di mettersi a nudo, di narrarsi in maniera credibile, senza infingimenti. E se a ciò aggiungiamo una vena musicale che trapassa dalle tenere ballate ai ritmi duri, les jeux sont faits.

La canzone di Vasco preferita?
Prima di scrivere il libro era Vita spericolata, poi, Gli spari sopra.

Perché queste due?
La prima è uno spaccato esistenziale in forma di dolente ballad, la seconda è la miglior canzone contro l’ipocrisia, urlata in un rock tiratissimo.

Consigli di lettura per The Complete Vasco Rossi?
Si tratta di una sorta di dizionario: iniziate dalla canzone che volete e costruitevi un canzoniere personale, pubblico o privato.

Un pensiero su “Intervista a Guido Michelone su Vasco Rossi

  1. BALDRUS

    Sì, mi sta piuttosto bene definire Vasco Rossi un “cocker italiano”, ma non sono sicurissimo che non si tratti di un refuso.

    Rispondi

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