No, non così, no! Dobbiamo liberare una rampa e far passare i bulldozer per di là! Ehi… e quello chi è?
Quello chi?
Dio mio… come c’è arrivato lassù?
Ma le bestemmie. Che si persero nella gola.
I due erano vigili del fuoco del New Jersey Fire Department, quelli corsi dopo. Gli altri, le intere squadre di Lower Manhattan, non esistevano più. Da due giorni. E da due giorni chi era rimasto vivo non dormiva. Non avrebbe dormito per il resto della vita.
Erano talmente divorati dalla polvere ? cemento, sangue ? che gli circolava da ore pure dentro le arterie. Sono tutti uomini grigi, viola negli occhi sotto i caschi. Loro erano saliti da soli in quel punto delle macerie per vedere…
È irreale… non può stare lì… così…
Lui. Lui, in effetti, è in piedi sopra un cumulo altissimo di putrelle d’acciaio arricciate, sul polpettone di calcestruzzo fango schegge rantoli che occupa il buco dove c’erano state le Twin Towers. Se ne sta là immobile da solo, con indosso un cappotto liscio e nerastro che gli sfiora i tacchi. Di profilo. Guarda davanti a sé. Non c’è più nulla davanti a sé. Se pure ci fosse qualcosa, il fumo melmoso che continua a eruttare gli impedirebbe comunque di vederlo. Nessuno sarebbe riuscito a inerpicarsi dove stava quello, vestito a quel modo poi.
John e Johnny si guardarono in faccia stupefatti: se non avessero lavorato assieme da anni non si sarebbero riconosciuti. Spettri. E quello se ne rimaneva in bilico, fermo, dritto come la morte. La morte? Non si udiva più niente.
Johnny ci provò.
Ehi tu! Stai bene? Da che parte sei passato? Siamo la squadra di soccorso, chiamiamo subito gli altri e ti veniamo a prendere, okay? Andiamo, John…
Aspetta…
Eh…? Cosa?
John poggiò una mano sull’avambraccio di Johnny, e lui allora smise di fiatare senza neppure sapere perché.
Ma guardalo…
Era un uomo ritto sopra l’inferno, senza nessuna intenzione di fare niente, un equilibrista dello spavento, che non s’era nemmeno girato a considerarli. Stava su un punto dove era impossibile stare. Impossibile scendere. Allora anche Johnny capì che non aveva senso chiamarlo. Nulla aveva più senso, lì in mezzo.
L’aria s’era già fermata. I rumori, prima osceni, ora sono bloccati. Tutto sospeso.
I due pompieri, per la prima volta da quando era successo quel che era successo, scoppiarono a piangere nel medesimo momento, ognuno per conto suo, ognuno prigioniero della propria vita. Senza guardarsi, senza vedersi, piegandosi su sé stessi, forte, come bambini ammalati.
Quando smisero, sfiniti, rialzarono le teste, John si levò in piedi – s’era inginocchiato –, e guardarono verso l’uomo. Lui non c’era più. La follia delle sirene ricomincia d’un tratto ad arrampicarsi per aria graffiando quel che resta del cielo di New York City. Dapprima al rallentatore, poi ancora, ancora.
Uno di quei piccoli posti aperti quasi tutta la notte, abitualmente taciturni, liquori a basso costo, il bancone del bar su cui naufragano sogni d’una clientela scarna, senza mai voglia di far chiasso. Desolante, così come dev’essere un naufragio. Chi desolante non è, non viene certo qua a passare il suo tempo. Si beve.
Se fossimo in un film ti chiederei se posso offrirti qualcosa.
I capelli mal platinati della donna rotearono annoiati per vedere chi fosse la voce.
Lui, senza alzare la testa dai pensieri, le aveva parlato insistendo a galleggiare nel proprio bicchiere. Il che non era per niente un brutto inizio. Entrambi avvinghiati agli sgabelli, nella penombra, conoscevano bene le regole di chi accetta una conversazione solo se rimane la possibilità di uscirne al più presto. Sarebbe proprio un filmaccio, comunque sì, grazie.
Il dito semipiegato si alzò appena dalla sigaretta dell’uomo, quel tanto sufficiente a far cenno al barman. Senza chiederle che volesse bere, costui si avvicinò con la bottiglia del whisky e un bicchierino; esitò un secondo, guardandola. Sì, va bene, versa pure. E una sigaretta me la dai… com’è che ti chiami?
Allora l’uomo si girò trovando il banco col gomito. Il barista se n’era tornato a sedere alla cassa; la sua blusa bianca, una volta fine, ora aveva una macchia di bruciato sulla manica, e se la teneva aperta davanti; si sentiva così assonnato che si sarebbe buttato sotto un treno. Adesso questi due perdenti iniziano a cianciare, accidenti a loro.
Mi chiamo Sebastian. E tu sei Terry.
Come fai a conoscermi? Ma la sorpresa le si perse subito. Ci siamo già ubriacati da qualche parte? Deglutì mezzo bicchiere, lasciando l’inutile rossetto sul vetro.

