Giuseppe Angelillo: editore, scrittore, poeta poligrafo di origine pugliese.
di Valerio Venturi
Un cavaliere “rock” ha fatto dell’editoria la sua missione. Si chiama Giuseppe D’Ambrosio Angelillo. Chi possiede un libro di Alda Merini, può darsi abbia un prodotto della sua piccola editrice Acquaviva. Lo riconoscerà dall’aspetto artigianale, dall’acquerello in copertina, dalle pagine pubblicate a volte solo fronte. Sono questi i volumi che l’anomalo Giuseppe confeziona in edizione limitata. Scrittore, poeta, poligrafo pugliese d’origine e milanese d’adozione, ha scelto di fare tutto da sé. Scopo unico: la libertà d’azione e di espressione. Laureato in filosofia, studioso e fan non pentito di Marx, si definisce “metropolitano” e “notturno”. Quello che guadagna lo spende per far libri suoi e di altri: un circolo virtuoso. A Milano è un eroe della scena underground. Ma l'”animale strano” – alto, barbuto – ha fan sparsi ovunque: come i ragazzi toscani che gli hanno confezionato uno dei siti internet – tra cui acquavivaedizioni.it – e altri illustri sconosciuti che gli comprano i cataloghi a scatola chiusa, in blocco.
Racconta: «Ho cominciato a editare a 17 anni col ciclostile del mio gruppo politico. Non me lo volevano far fare: seguire il sentimento era considerato piccolo-borghese, non consono ai tempi; mi prendevano per matto, ma sono andato avanti. Nato come autore, sono diventato editore per forza, perché non ho avuto spazio. Ho bazzicato le case editrici ma mi credevo Hemingway. E loro cercavano di tagliarmi le scene crude. Così ho fondato la mia etichetta. Negli anni ho imparato a fare libri particolari: i “big” lasciano spazi vuoti che io vado a individuare e riempire: per questo scelgo il libro fatto a mano, pennellato, in tirature basse…».
Quali sono i testi che decide di pubblicare?
Sono opere inedite che semplicemente mi piacciono, come il saggio I giovani e il potere di Fabrizio Amadori. Molti sono miei testi. Poi bazzico sempre le librerie e se mi accorgo che l’editoria ha trascurato un testo che vale, vado a segnalarlo. Oppure le novità sono rappresentate da testi di amici, di persone che conosco in giro per la città. Normalmente edito circa 40, 50 testi all’anno, ma a volte non vado oltre i dieci. Dipende dalle entrate e dal tempo che ho a disposizione. Mi occupo di tutto io. Curo l’illustrazione, l’impaginazione… Come nel Rinascimento, niente di speciale. L’artigianato è la via che garantisce la libertà al di là della gabbia del lavoro salariato.
Qual è il suo obiettivo di diffusione?
Mi basta vendere 50 copie e son contento, basta che finiscano nelle mani giuste. Far di più mi piacerebbe solo per tirarmi fuori dalla sacca di povertà in cui sono nato e da cui non riesco a venire fuori. Lo dico non per il benessere – quello ce l’ho già – ma perchè vivo in maniera precaria. Confido in ciò che i greci dicevano: “chi persegue l’arte non ha da preoccuparsi, gli daranno da mangiare gli dei”. Tu non ci crederai, ma è vero! Sono stato mesi senza una lira in tasca e ho scoperto che si vive lo stesso. …In realtà, se ho qualche soldo, faccio libri; se no mi fermo. Un amico poeta ha scritto nelle mie note biografiche che sono l’unico scrittore-editore che conosce uno ad uno i suoi lettori. E’ quasi vero.
Lei ha scelto Milano come base operativa e di vita, ma viene dalla Puglia. Ci racconta degli sviluppi della sua storia da scrittore-editore, del trasferimento da una piccola realtà provinciale ad una delle città della contestazione?
Acquaviva è il mio paese. Lì ho cominciato l’avventura scrivendo il mio primo romanzo, I Ragazzi Maledetti . Era ambientato a Milano. Per me allora era un luogo di fantasia, ma scoprìi che me l’ero immaginata proprio come era. Mi ci trasferìi. In quegli anni c’era un casino unico: appena arrivato mi sono trovato sotto le cariche della polizia. Ero nel movimento, ma sapevo di essere diverso per la letteratura. Certi amici mi incoraggiavano: “che tu possa diventare il nuovo Majakowski”. Ci provai; lavoravo senza sosta, mille lavori, guadagnavo per scrivere e pubblicare. Ho preso la laurea in filosofia in questo modo. La mia tesi era intitolata Utopia in Marx e Ersnt Bloch . Marx mi ha insegnato a ragionare con la mia testa; quando avevo 20 anni tutti lo citavano, ma nessuno lo aveva letto! …Marx voleva andare all’attacco del potere con la filosofia; in tanti lo hanno preso per uno scienziato, ma lo è solo in senso socratico. La nostra rivoluzione è fallita perchè si è scelto di invecchiare precocemente. Eppure la sua questione rimane centrale: è la pazzia di possesso che fa scattare la disumanità dell’uomo. I mali del mondo, però, ci ricapiteranno tutti sulla testa. Non è un caso che uso la parola “follia” in tanti titoli: perché vedo che è facile che una persona normale possa diventare assassino. Io ho pena quando vedo certe cose: faccio un esame di coscienza e penso che potevano capitare a me, poi penso che un santo mi ha salvato. I messaggi che passano – rampatismo, usare l’altro, correre sempre – generano violenza, invidia, gelosia. Anche me, invidiano; ma perché non invidiano le mie scarpe bucate, i miei mesi passati alle fonderie di Affori, gli anni a fare il panettiere, che ti passava anche la fame e facevi la sauna? Poi i salari…Ora si sono dimezzati drammaticamente.
Crede che la politica offrirà risposte ai nuovi disagi, o la crisi di partecipazione è irreversibile?
Tutto è politica e la politica è bella. Ma anche Robinson Crousoe incontra il suo venerdì. L’uomo tende a trasformare l’avversario in nemico e il proletariato è disinnescato e frantumato. Gli operai stanno per andare in pensione e solo il terzo mondo si sente subalterno. Chi difende le posizioni acquisite fa battaglie di retroguardia: così non c’é futuro.
Eppure il suo ultimo libro si chiama “Speranza”. Rimane da ridere o da piangere?
Si ride e si piange: uno scrittore vede per prima cosa la propria povertà, poi quella dell’altro; ma non ne ride: ha compassione. E’ quello che cerco di trasmettere. La stessa cosa che fa la mia maestra e amica Alda Merini. Lei è fantastica: incarna la poesia nella sua carne, nella povertà, nella ricchezza, nel miracolo. Meriterebbe il Nobel.
Lei è approdato a Milano per la contestazione. Poi la contestazione è finita e lei è rimasto. Perchè?
Perchè per me è una città bellissima, una metropoli cosmopolita. “Fai una domanda in tedesco e ti rispondono in siciliano”, diceva Dalla. C’è la presenza completa di italiani, europei, americani…
La città è cambiata in peggio negli anni?
La Milano di notte è la stessa. Piena di poeti, di artisti, di matti, di esaltati, di fuori di testa: allegra, quasi brasiliana; poi c’è quella di giorno, della norma e del dovere, che va di corsa con la cravatta annodata a puntino e il cervello sballato. La mia è la città proletaria e sottoproletaria: esiste ancora, ma ha cambiato luogo di residenza. Prima Brera – c’erano pittori, appartamenti occupati, ubriaconi, sigarette di contrabbando – ora in periferia. D’altronde questa è una città ricca ma carica di povertà. …Un egiziano appena arrivato ad abitare dove stavo io disse: “minchia, un palazzo così fatiscente non c’è neanche al Cairo!” Chi vive di arte non ha soldi: va nel buco dove può sopravvivere, quindi dove stanno i poveri. Così io.
Nel tourbillon di palazzoni e contrasti, la sua sensibilità provinciale è scalzata dalla metropolitana?
Acquaviva è la radice; però sono metropolitano. Milano l’ho bazzicata in lungo e in largo, sui tram o a piedi per combattere la disperazione di certi giorni. E’ la mia ricetta personale quando sono angosciato: me ne vado a ramengo, salgo su un mezzo, al capolinea; entro nel primo bar, c’è qualcuno a cui offro da bere e ci si mette a parlare. Un contatto con uno sconosciuto mi scarica; così guarisco delle mie paranoie e dell’angoscia degli altri, dei problemi del mondo. Si trova tanta gente umile piena di cose da dire. Te ne accorgi in un paio d’ore; non devi prendere appuntamenti, perché pazzi qui li trovi a tutte le ore. E tutti ‘sti pazzi entrano nei miei libri. Io sono diventato un personaggio tra altri personaggi che sono veri, non li invento; il filo conduttore è in ciò che vedo.
Il suo obiettivo, da narratore?
La mia ambizione è raccontare il mio tempo e trovare qualcosa che lo superi in meglio; che lo proietti verso un cambiamento anche solo fantasticato. Ho due linee di ricerca: il paese, le storie contadine; e l’altra, predominante, metropolitana. Comunque racconto sempre e soltanto una città: questa.
Perchè qui c’è sempre qualcuno che dice: “stanotte ho fatto ‘sto pensiero, che ne dici?” Poi Milano non fa morire di fame nessun artista; io campo perche mi nutro del suo grande cuore. La massa mi guarda, con la mia bancarella, e compra i libri senza pregiudizi; non c’è paura di parlare. Qualcuno mi prende per matto, qualcuno per maestro. Io vivo e non mi prefiggo nulla: il mio fine è fare i libri, parlare di uomini. Il libro è strano; se lo lasci ha il suo destino, più o meno fortunato. Ma attraverso lui moltiplichi gli incontri, tocchi sempre cuori che non conosci e non conoscerai mai.
Pubblicato su Liberazione 22/10/2008


Non ho ben capito come vende o distribuisce i libri il signor Angelillo, si possono ordinare via internet? fa delle letture attraverso il quale li distribuisce? L’idea mi piace molto e la applico da cinque anni mi interessebbe sapere un pioniere come lui come si muove per la distribuzione, seppur minima. grazie
cerco di informarmi, Alessandro.
Che forte il Joseph. Due osservazioni: 1) credevo che avesse fatto la tesi su Dostojevskij, da cui poi il maxi-libro pubblicato; 2) una cosa che certo gli ha giovato nella sua appassionata libertà bohemienne è che è un tipo bello! così tutti lo avranno aiutato più facilmente; 3) sì lo so che avevo detto due… un’altra fortuna è che è bello anche il nome del suo paese, Acquaviva, che ci sta proprio bene come nome dela casa editrice.
un editore “per passione”, complimenti, auguri (qualcosa ho comprato tra i suoi titoli)
I libri Acquaviva si trovano alle Feltrinelli e possono essere ordinati anche per via Internet.Il blog di Joseph é:soldatorock.blogspot.com e il suo sito é: http://www.dambrosioangelillo.it. I suoi libri si trovano su Internet digitando per intero il suo nome:GIUSEPPE D’AMBROSIO ANGELILLO. Aiutate questo autore con un massiccio passaparola , continuate a seguirlo e non ve ne pentirete!(altri libri sono su:libriacquaviva.blogspot.com)
Tanti cari saluti e che Dio vi benedica!
grazie, Lisa: noi facciamo la nostra parte.
fabrizio
Il mondo è piccolo: leggo un post su fb di Claudio Parrini, che parla di “Rivoluzione” di Guseppe; m’incuriosisce, cerco su internet, leggo tutto: lui e la sua casa editrice “Acquaviva” erano vicini a me tutti i giorni, vicino al computer, in un libro di poesie dell’Alda Merini, che tengo come fonte d’ispirazione.Non lo sapevo, non ci avevo fatto caso Se un giorno scriverò qualcosa di serio, mi rivolgerò a lui.