In parallelo all’uscita del nuovo romanzo, La ragazza selvaggia, viene riedito Sirene la prima opera narrativa della quarantasettenne scrittrice romana, fra le figure emergenti nel panorama letterario del XXº secolo, tra le poche a distinguersi con risultati brillantissimi tanto nella prosa quanto nella poesia. Questo libro, opportunamente ristampato, non solo rivela qualità artistiche notevoli, ma, alla distanza, si pone già, al momento, quale miglior testo della stessa Laura Pugno, le cui prove viaggiano sempre, comunque, su livelli altissimi. La trama e l’ambiente di Sirene, per un critico acutissimo quale Emanuele Trevi, sembrano fare il verso o affondare le radici nei manga nipponici, benché il fumettismo giapponese venga subito trasformato in un’affabulazione precipuamente italiana dallo stile asciutto, ruvido, incisivo, per sottolineare ancor meglio le evidenti asperità del tema discusso. A livello di contenuto, infatti, il libro affronta un futuro prossimo apocalittico, dove l’umanità, forse a causa del riscaldamento globale, è decimata, in quanto uccisa da un’epidemia di cancro alla pelle, per via dei raggi solari malati. In superficie, perciò, sopravvive una folla miserabile, mentre sott’acqua comanda la Yazuka, che scopre un nuovo business al contempo sessuale e gastronomico. In tal senso le mitiche sirene cantate da Omero nell’Odissea e poi figure costanti nel panorama artistico-letterario di tutto l’Occidente fino ai giorni nostri, diventano squisita carne da macello oppure insano divertimento nei postriboli. Animali selvaggi, poi addomesticati, di colore verde-blu-argento, dal viso di mucca e dal busto di donna fino all’inguine (al posto di gambe e piedi si trovano coda, squame, pinne da pesce), le sirene qui sono oggetto di attenzione quasi morbosa da parte di Samuel, un povero disgraziato che lavora come sorvegliante al mattatoio. Sarà la nascita di una sirena bellissima dai tratti quasi umani, anche nel volto, a produrre una serie di imprevisti che, alla stregua della migliore narrativa internazionale, scatenano la fantasia dell’autrice, la quale, come per tutto il romanzo, si impegna non solo a costruire colpi di scena (dall’impatto emotivo tremendo verso il finale), ma anche a lasciar trapelare un inquietante messaggio di varia natura, tra politica, ecologia, razzismo, tolleranza. Le sirene risultano infatti simbolo e metafora di quella alterità che oggi viene quasi negata dal potere: dagli animali in via di estinzione all’umanità declassata a schiavitù, Laura Pugno racconta in fondo come la libertà e l’autodeterminazione restino un diritto e un dovere per ogni forma vivente dell’intero creato.
Laura Pugno, Sirene, Marsilio, Venezia, 2017.

