Gesù vorrebbe farci comprendere l’importanza dell’eucaristia. Prima di morire ha detto: “fate questo in memoria di Me”. C’è qualcosa da non dimenticare, se si vuole vivere.
Ringraziare per la vita ricevuta come dono gratuito di Dio, che conosce in anticipo la nostra ingratitudine, ma ci prepara la felicità definitiva: questo è il senso dell’eucaristia, il “grazie” per antonomasia di noi umani.
Gesù vuole che, come Lui, abbiamo gli stessi sentimenti dei bambini: fiducia assoluta, docilità e rettitudine di cuore. Torniamo a essere quello che siamo.
Le parole delle preghiere sono frecce che colpiscono il cuore del Padre: bisogna avere la certezza di essere esauditi, a volte in un modo migliore di quello richiesto.
Il santo non si riconosce da dinamiche esterne, ma interiori. La dolcezza divina si può nascondere sotto una buccia molto ruvida, dice il Cristo alla Bossis.
Gesù ha preso sulle spalle i tuoi peccati, sì, proprio i tuoi; e i miei peccati, sì, proprio i miei. Sentirsi uniti a Lui nel momento in cui l’ha fatto, ecco la pace.
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