di Arturo Fabra
Avevo già letto di Angelo Moscariello, anni fa, “Come si Guarda un Film” e “Come si gira un Film”, sapete, quando da giovani vogliamo diventare tutti registi? Tempo dopo mi ero procurato anche i suoi saggi su Godard e Chabrol, perché cercavo di rappacificarmi col cinema francese. Dopo un periodo di letture diverse mi sono ritrovato tra le mani il suo Dizionario del Cinema di Fantascienza (uscito per Electa) a scopo recensione, ed è stato un colpo di fulmine, proseguito con il Dizionario del Cinema Fantasy e (appena uscito) quello del Cinema Horror. Sono monotono, quando scrivo e/o parlo del lavoro di Angelo Moscariello, perché ciò che mi colpisce maggiormente è l’amore che gli permette di trattare il “cinema di genere” con il rispetto che altri gli negano dedicandolo solo ai film “seri” (e quale sarebbe il paradigma di questa serietà?). Altra indubbia dote di Moscariello è la precisione del suo lavoro, direi quasi scientifica, che lo porta ad aggiornare i libri in fase di stesura fino all’ultimo, e il gusto assolutamente stimolante nel proporre registi, film, tematiche. Come si può intuire anche dall’intervista che segue.
A.F.: Ma il cinema è “narrazione di genere” oppure no? Ovvero quanto poi il “realismo” diviene a sua volta un genere trasfigurato dall’occhio della cinepresa?
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