Angelo Moscariello: di cinema e generi.

di Arturo Fabra

Avevo già letto di Angelo Moscariello, anni fa, “Come si Guarda un Film” e “Come si gira un Film”, sapete, quando da giovani vogliamo diventare tutti registi? Tempo dopo mi ero procurato anche i suoi saggi su Godard e Chabrol, perché cercavo di rappacificarmi col cinema francese. Dopo un periodo di letture diverse mi sono ritrovato tra le mani il suo Dizionario del Cinema di Fantascienza (uscito per Electa) a scopo recensione, ed è stato un colpo di fulmine, proseguito con il Dizionario del Cinema Fantasy e (appena uscito) quello del Cinema Horror. Sono monotono, quando scrivo e/o parlo del lavoro di Angelo Moscariello, perché ciò che mi colpisce maggiormente è l’amore che gli permette di trattare il “cinema di genere” con il rispetto che altri gli negano dedicandolo solo ai film “seri” (e quale sarebbe il paradigma di questa serietà?). Altra indubbia dote di Moscariello è la precisione del suo lavoro, direi quasi scientifica, che lo porta ad aggiornare i libri in fase di stesura fino all’ultimo, e il gusto assolutamente stimolante nel proporre registi, film, tematiche. Come si può intuire anche dall’intervista che segue.

A.F.: Ma il cinema è “narrazione di genere” oppure no? Ovvero quanto poi il “realismo” diviene a sua volta un genere trasfigurato dall’occhio della cinepresa?

A.M.: In senso ampio direi di sì, almeno il cinema “narrativo” che è storicamente l’erede del romanzo popolare ottocentesco. Anche i registi-autori “lavorano” sempre questo o quel genere contaminandolo o reinventandolo (diceva Godard che, in fondo, Fino all’ultimo respiro è un documentario sul corpo di Belmondo). Il “realismo” nel cinema non esiste, l’occhio della cinepresa trasfigura sempre il reale. Al cinema esiste soltanto la verità opposta alla verosimiglianza

A.F.: Dopo essertene occupato a fondo, hai una predilezione anche lieve per uno dei tre generi (Fantascienza, Fantasy, Horror)?

A.M.: Direi l’horror perchè è il genere che fa scatenare di più le risorse espressive del cinema, arte notoriamente shocker come già capito da Benjamin oltre che ovviamente da Artaud. Ogni grande film è un po’ anche horror (Bergman, Bunuel, Kubrick con le loro sequenze spesso “urtanti”) e oggi più che mai (come ai tempi del muto,prima della codificazione dei generi operata da Hollywood e dell’avvento di Thalberg a capo della MGM)

A.F.: Nei tuoi dizionari c’è la sezione Dieci Film, se tu dovessi tracciare la “tua” storia di cinefilo in dieci film quali indicheresti?

A.M.: Sette Probabilità di Keaton, Greed di Stroheim, Fino all’ultimo respiro di Godard, Il Tagliagole di Chabrol, Desideri nel Sole di Rozier, Il Settimo Sigillo di Bergman, Il Fascino Discreto della Borghesia di Bu?uel, Caccia Sadica di Losey, Shining di Kubrick, Sotto gli ulivi di Kiarostami, La Ricotta di Pasolini.

A.F.: Qual è secondo te il regista più “letterario” e quale lo scrittore più “cinematografico”?

A.M.: Il regista più letterario è Truffaut (che rende appunto sullo schermo non le fabule ma la “letterarietà” stessa dei romanzi adattati, lo scrittore più cinematografico è Palahniuk (ma anche gli argentini Cortazar e Feinmann o l’americano Kaminsky per non parlare di Lansdale con le sue Notti del drive-in….). Tengo a precisare che il cinema parte sempre da un massimo di fotorealismo per raggiungere il massimo di irrealismo, altrimenti non è cinema è televisione, non è arte è soltanto comunicazione e quindi non rivela nulla ma occulta tutto.

A.F.: Hai intenzione di scrivere altri dizionari del cinema “di genere”? Che libri hai in lavorazione ora?

A.M.: Attualmente sto lavorando sulle strutture del gag visivo all’interno dello slapstick. Considero il genere una forma pura di poesia cinematografica. L’uscita è prevista da Audino entro il 2009 (sottotitolo “Comiche marziane”, in fondo il gag è l’altra faccia metafisica del fantastico…). Poi ho in cantiere un “Breviario teorico e critico del cinema” ma non so ancora quando e con chi uscirà. Con Electa, se faranno anche il Comico potrei occuparmene io (per ora è prevista la Commedia, ho passato la mano e non so a chi è stata affidata).

A chiusura posso solo invitarvi a seguire le indicazioni cinematografiche di Angelo Moscariello, ringraziandolo per l’intervista e per il piacere della lettura dei suoi libri.

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