La democrazia devastata

di Gianni Ferrara

Colpiremo tutti gli episodi di razzismo, qualcuno c’è stato senza dubbio, ma attaccheremo anche chi cerca di strumentalizzarli per dare addosso alla polizia o ai carabinieri e far passare per vittima chi vittima non è (Roberto Maroni, ministro dell’interno)

Alberto Asor Rosa ha individuato esattamente (su questo giornale, il 1° ottobre) le differenze tra fascismo e «berlusconismo». Non credo però che se ne possa trarre una graduazione tra i due regimi politici. Il tasso d’inciviltà politica e giuridica dell’uno e dell’altro, con le conseguenti ricadute, catastrofiche e irrimediabili sul piano sociale, su quello economico, sulla cultura (inteso, quest’ultimo termine, in senso sociologico) è tale da rendere impossibile, e forse anche inutile, una graduazione. Il «peggio» dell’uno per alcuni profili corrisponde al «peggio» dell’altro per altri profili, senza però che il «meno peggio» appaia da qualche parte. Cosa potrebbe essere poi il «meno peggio»?
Il culmine del fascismo, come nazionalismo, esaltazione della forza, politica di potenza, fu la divisione in due dell’Italia, quella occupata dai tedeschi invasori e i loro alleati fascisti e l’Italia liberata. Perché non definitiva, questa separazione, può essere inquadrata nel «meno peggio» politico-istituzionale rispetto alla frammentazione permanente della penisola che si realizzerà col «federalismo»? Quel federalismo che in Italia sta per tradursi nella localizzazione della spesa pubblica in corrispondenza alla derivazione localizzata delle entrate, per garantire al massimo le regioni agiate col declassamento, in tutte le altre regioni, della sanità pubblica, della previdenza pubblica, dell’istruzione pubblica, cioè la sanità, la previdenza, l’istruzione cui accedono le classi non agiate? Le due rotture dell’unità territoriale dell’Italia hanno origini diverse, la guerra e l’egoismo. A accomunarle però è quel miscuglio di paura e di odio per il diverso, il lontano, il non noto che origina dal residuo barbarico non estirpato del Boden und Blut. Lo si può graduare?
Certo, l’adozione delle leggi ad personam è quanto di più abietto possa essere imposto a un paese di antica civiltà giuridica, quanto di più emblematico possa configurare l’uso illegale di un potere legale, è l’insulto massimo al significato della parola legge. Non ce ne furono esempi in regime fascista. Ma il mito del «capo», nel quale mito si traduceva poi la «mistica fascista» con una sua … scuola, se non aveva a che fare direttamente con il di lui interesse privato, se lo trascendeva, non lo escludeva: immunizzando il capo, gli si risparmiava di ricorrere alle leggi ad personam. Non si cadde nella volgarità dell’interesse privato nei singoli atti-legge, ma si istituzionalizzò il privilegio una volta per tutte.
A proposito della legge. La forma dell’atto rileva sempre. Non rileva meno però il suo contenuto. Che il fascismo abbia esaltato la legge è vero. Non con altri strumenti, infatti, ma è mediante leggi, approvate peraltro con procedimenti formalmente ineccepibili dalla Camera e dal Senato, sanzionate e promulgate dal re, che si instaurò come regime. Con la sola violenza squadrista, con le distruzioni delle case del popolo, dei sindacati, con le eliminazioni fisiche degli avversari, pur trovando coperture e sostegni negli apparati dello stato sabaudo, non sarebbe riuscito a disporre del potere statale. Dopo il rifiuto reale della firma al decreto sullo stato d’assedio furono le leggi a consolidarne il successo. Si pensi a quella elettorale che porta il nome di Acerbo, a quella che soppresse la forma parlamentare di governo, a quella che sottopose la stampa periodica al controllo dell’esecutivo, al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza che attribuì ai prefetti il potere di scioglimento dei partiti, delle associazioni e delle organizzazioni contrarie al regime, alla legge che restaurò la pena di morte in caso di attentato al capo del governo, oltre che al re, alla regina e al principe ereditario, che configurò come reato la ricostituzione di associazioni e organizzazioni disciolte per ordine degli organi dell’esecutivo e che istituì il tribunale speciale per la difesa dello stato. Si pensi al codice Rocco.
Una sicura analogia tra fascismo e berlusconismo emerge. La configura, in via generale, l’uso illegale del potere legale e, specificamente, la distorsione della rappresentanza politica, l’eversione mediante legislazione.
Sei anni dopo la presa del potere dal partito fascista, la legge elettorale Acerbo fu sostituita dalla legge 17 maggio 1928, presentata dallo stesso Mussolini con relazione di Alfredo Rocco. Prevedeva, questa legge, che il Gran Consiglio del fascismo – presieduto, com’è noto, dal capo del governo – formasse la lista dei deputati designati «scegliendoli liberamente nell’elenco dei candidati» (proposti dalle corporazioni) «e anche fuori». La lista sarebbe stata pubblicata poi sulla Gazzetta ufficiale. La «votazione per l’approvazione della lista dei deputati designati …. sarebbe avvenuta mediante schede portanti il segno del fascio e la formula: ” approvate voi la lista dei deputati designati dal Gran Consiglio …. “». Il voto si sarebbe espresso con un sì o con un no.
La legge elettorale vigente in Italia, quella con cui abbiamo votato il 14-15 aprile, prevede che si voti per liste, su liste. Chi compone le liste? Il leader del partito o della coalizione che decide quindi la collocazione in lista dei singoli candidati. La cui elezione dipende quindi dalla posizione in cui il leader li colloca. Con la sconvolgente conseguenza che è il leader a nominare i rappresentanti rendendoli così … rappresentanti di se stesso. Se diventa premier è a lui che devono rispondere. Siamo di fronte al massimo di mistificazione della rappresentanza. Realizzata diversamente da come previsto nella legge 17 maggio 1928 n. 1019 e soprattutto in un contesto istituzionale e politico caratterizzato da una pluralità di partiti, che consente l’alternanza al governo, vigendo una Costituzione che fonda una delle più avanzate democrazie del mondo ma che, perché tale, è sottoposta a una strisciante delegittimazione.
Riconosciuta la diversità dei contesti, non devono però essere nascoste, né sottovalutate le analogie. Deve allarmare, e molto, il processo in atto di trasmutazione della democrazia in monocrazia. Asor Rosa ha ragione sulla necessità di combattere «un simile flagello» per quello che è, per la catastrofe economico-sociale che ci prepara e di cui la compressione dei salari e delle pensioni, l’attacco della Confindustria al contratto collettivo, la riforma della scuola preparata dal governo, la strozzatura della stampa critica, costituiscono più che un anticipo premonitore. Se non nasce o rinasce un grande partito che assuma come proprio questo compito, che, almeno, si aggreghino su questa piattaforma quelli esistenti, le associazioni, i gruppi, le forze sindacali, che rifiutando di cianciare ancora di alternanze, di bipolarismi, di governabilità, di dialoghi, riprendano la lotta per la riconquista della democrazia devastata. Quella rappresentativa, senza distorsioni, per la libertà e l’eguaglianza di ciascuno e di tutti, come impone la Costituzione. Per non eluderla, non ibernarla, non tradirla. Il mercato autoregolato è fallito, per l’incapacità degli agenti del capitale di regolarsi, di stare, di ubbidire alle regole, anche se sono quelle proprie, a dimostrazione che gli spiriti animali che lo muovono non sono recuperabili alla ragione e alla civiltà. Abbiamo difficoltà a gridarlo, a costruire su questa constatazione una nuova unità di intenti analitici del capitalismo che abbiamo di fronte e di lotta che gli possa credibilmente corrispondere?

Pubblicato su Il Manifesto, 8 ottobre 2008.

20 pensieri su “La democrazia devastata

  1. Marco Guzzi

    Un’analisi molto unilaterale e faziosa.
    Sarebbe più opportuno che i residui “comunisti” facessero un po’ di autocritica sul decorso degli ultimi 15 anni in Italia, invece di continuare nel delirante (e tra l’altro del tutto inefficace) parallelismo tra Berlusconi e Mussolini.

    Credo, per esempio, che Berlusconi sia in parte il prodotto di quella furia pseudorivoluzionaria che distrusse in pochi anni tutti i partiti moderati italiani, nell’illusione, fomentata dai “comunisti” di allora, di arrivare al potere per via giudiziaria.
    Per non dire che l’attuale governo è figlio del tutto legittimo del fallimento di Prodi e dei suoi alleati “comunisti”. Sono queste forze della sinistra che hanno risollevato un Berlusconi che per molti versi era ormai alla frutta.

    Un più serio confronto con la propria ombra forse potrebbe portare la sinistra italiana ad una nuova credibilità politica. Ma sembra che ancora una volta questa sinistra si accontenti dell’indignazione impotente e dei lazzi di Crozza.

    Marco Guzzi

    Ma sarà mai possibile

    Rispondi
  2. riccardo ferrazzi

    Condivido il giudizio di Marco Guzzi. Secondo me, la mentalità espressa da articoli come questo pregiudicherà per molti anni la possibilità della sinistra di diventare una vera alternativa di governo.

    Rispondi
  3. vincenzillo

    “quella furia pseudorivoluzionaria che distrusse in pochi anni tutti i partiti moderati italiani, nell’illusione, fomentata dai “comunisti” di allora, di arrivare al potere per via giudiziaria.”
    Condivido questa descrizione di Marco Guzzi.

    Arrivare al potere per via giudiziaria.
    E’ o non è “inciviltà politica”, secondo l’espressione di Gianni Ferrara, questa?

    Una volta chiarito questo al proprio interno e nei confronti della parte avversa e della nazione, la sinistra italiana potrà finalmente trovare la sua strada come in tutto il resto d’Europa.
    Io, sinceramente, lo spero.

    Rispondi
  4. Plessus

    “quella furia pseudorivoluzionaria che distrusse in pochi anni tutti i partiti moderati italiani, nell’illusione, fomentata dai “comunisti” di allora, di arrivare al potere per via giudiziaria.”

    Avete proprio ragione, si stava meglio quando si stava peggio. Massì: comunisti, fascisti, democristiani, socialisti, liberali, repubblicani e socialdemocratici. Ognuno con la casacca ben individuabile, niente ribaltoni e fedeltà assoluta al partito, salvo rare eccezioni. Nemici ed amici perfettamente identificati, tutto più facile.

    Poi è arrivato quel comunista di Di Pietro – minchia, un poliziotto di sinistra non s’era mai visto fino ad allora, da dove sarà spuntato fuori non si sa – che ha dipinto di rosso le toghe di mezza Italia e ha messo sotto processo, lui e i suoi sgherri, migliaia di poveri innocenti che niente avevano fatto se non mettersi qualche foglio da diecimila in tasca in più, oltre a quelli onestamente guadagnati col lavoro.

    Dal caos in cui è caduto il Paese a causa del disonesto lavoro dei giudici comunisti, è emerso il nostro Silvio, che su diverse società sane costruite con il proprio sudore e con quello di stretti ed onesti collaboratori, ha investito il brillante futuro delle nostre televisioni, e non solo quelle, trasformandole in mezzi di conciliazione nazionale ed esempi di equilibrata informazione ed educazione. Dall’estero ci osservano con invidia.

    “l’incapacità degli agenti del capitale di regolarsi”: robbba da pazzi, se pesco l’autore di quell’articolo!

    Arrivare al potere garantendosi immunità giudiziaria.

    Questo sì che si chiama inciviltà politica.

    Rispondi
  5. mauro baldrati

    Scusate, quindi secondo voi l’attuale disastro finanziario planetario è generato, come Berlusconi, da “quella furia pseudorivoluzionaria che distrusse in pochi anni tutti i partiti moderati italiani, nell’illusione, fomentata dai “comunisti” di allora, di arrivare al potere per via giudiziaria”. Io invece credo che tutto dipenda dalla naturale evoluzione del capitalismo, che prevede (e/o causa) speculazioni selvagge, disastri economici, finanziari, sociali, e poi guerre per ripianare i disastri, poi nuove crisi, poi dittature nazifasciste quando sono necessarie, anarco-insurrezionalismo quando è necessario, devastazioni progressive dei diritti sociali, paura quando è necessaria. E’ da qui che nasce il berlusconismo, altro che.

    Rispondi
  6. fabrizio centofanti

    mettiamola così: è possibile credere in un percorso comune, basato sulla condivisione di valori fondati sulla solidarietà e sul dialogo?
    la crisi attuale sta rivelando che è un illusione il benessere di pochi a scapito di tanti.
    bisogna pensare a una politica che ci tiri fuori da questo pantano.
    e stigmatizzare quelli che vogliono godersi sconsideratamente la fine della festa.
    siamo arrivati a un bivio: solo un cieco potrebbe ignorarlo.

    Rispondi
  7. vincenzillo

    Mauro Baldrati, sentendomi parte di quel “voi”, le rispondo per “me”.
    Tralascio alcuni dettagli tipo il trascurabile miglioramento delle condizioni di vita che il capitalismo da lei così esaurientemente descritto ha inferto fino a oggi alle popolazioni sottomesse, nonché gli inarrivabili benefici a cui invece ha condotto la sua alternativa storica, il comunismo. Li tralascio perché dal tono moderato del suo intervento ho capito che lei ha già superato molto bene il colpo per il crollo di quella luminosa ideologia.

    Mi soffermo invece sul parallelo da lei istituito – e credo non solo da lei, ma non certo da me – tra Berlusconi e il capitalismo selvaggio a livello planetario, con i suoi “spiriti animali”, secondo l’espressione in chiusura di post. Da cosa sarebbero accomunati? Immagino dalla totale assenza di regole. Ora, visto che Berlusconi è un fenomeno tutto italiano – questo credo che sia indubitabile – io limiterei il discorso all’Italia e mi soffermerei molto seriamente, quando si parla di regole in Italia, su “quella furia pseudorivoluzionaria che distrusse in pochi anni tutti i partiti moderati italiani, nell’illusione, fomentata dai “comunisti” di allora, di arrivare al potere per via giudiziaria”.
    Perché vede, le regole sono una cosa seria. In una partita a scacchi si gioca secondo certe regole da tempo immemorabile. La politica è come una partita a scacchi, con una differenza: le sue regole non sono immutabili. Nel giro di poco tempo può succedere che le cose cambino, che la prassi esiga aggiustamenti, che le necessità mutino, e allora, diversamente dagli scacchi, i politici dovrebbero avere il coraggio di superare tutte le ipocrisie e darsi nuove regole. Questo, purtroppo, non accadde in Italia all’inizio degli anni 90. In parte per pura pavidità, in parte per arroganza e per chissà cos’altro, la politica scelse di perpetuare l’ipocrisia. E fu punita. Tutto bene, salvo un dettaglio. A punirla fu un ogano ad essa esterno, la magistratura, legittimata MORALMENTE dalla parte politica eternamente sconfitta ma autoproclamatasi MORALMENTE SUPERIORE. Ora, è come se uno scacchista a un certo punto, per una sua convinzione morale, pur di vincere rovesciasse la scacchiera. Non solo. Dopo questo gesto NON DEMOCRATICO, pur essendo DEMOCRATICAMENTE sconfitto lo stesso, pretendesse che il suo gesto non avesse nessuna ripercussione di alcun genere. Anzi, lo propone come nuova prassi scacchistica! C’è qualcosa che non va, lei non sente puzza di ottobre 1917?

    Questo a me pare un buon punto di partenza se si vuole cominciare a ragionare proficuamente di “democrazia devastata”.

    Rispondi
  8. Marco Guzzi

    Se, come sostiene Baldrati, Berlusconi è un frutto del naturale evolversi del capitalismo, allora sarà uguale a Zapatero e a Blair, a Clinton e alla Merkel……………e allora perché paragonarlo a Mussolini?

    Perché insomma i “comunisti” condannano tutti i loro avversari politici come “fascisti”, rifacendosi a schemi politici di 80 anni fa?
    Perché i “comunisti” accusavano Craxi di essere fascista (ve lo ricordate ogni giorno con stivaloni e camicia nera nelle vignette di Forattini?), quando diceva negli anni 80 quello che oggi dice Veltroni? Perché ancora prima c’era il Fanfascismo, e così via?

    Non sarà che lo schema mentale marxista-leninista rende difficile l’interpretazione della fase attuale che attraversa la democrazia occidentale?

    Il problema dello sviluppo della civiltà tecno-mercantile, giunta così com’è ad un capolinea terminale, mi sembra molto più vasto e inquietante di quanto i residui ideologhi “comunisti” siano in grado di comprendere.
    Forse è questo il dramma di Bertinotti.
    Sono necessarie altre categorie, altri concetti, un’altra apertura della mente.

    Io poi certo non rimpiango la prima repubblica, dico solo che l’esito anomalo dell’Italia degli anni 90 dipende in buona parte da una gestione rivoluzionaria dei processi per finanziamento illecito dei partiti. Da una gestione quindi impropria.
    E questo mi sembra un dato storico acquisito.
    Berlusconi ha lucrato un immenso elettorato lasciato senza rappresentanza parlamentare, e la “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto è andata a sfracellarsi contro la maggioranza moderata degli italiani.

    I livelli problematici sono cioè due:
    quello nazionale, con l’anomalia berlusconiana unita a quella non meno bizzarra “democratica”, che mette insieme postcomunisti e cattolici, e cioè i due schieramenti che in tutta Europa sono tra loro alternativi: anomalia che ridimensiona la sua peculiarità con la globalizzazione delle crisi;
    e quello storico-planetario di un mondo tecno-mercantile giunto al proprio collasso.

    Io credo che dovremo elaborare un pensiero nuovo, veramente post-ideologico, che sappia trarre il meglio di tutte le idee dei secoli che ci hanno preceduto, ma in una sintesi davvero inedita.
    Il mio lavoro teorico degli ultimi venti anni si muove in questa direzione, coniugando però trasformazione storico-culturale e processi di liberazione interiore.

    Temo solo che che questa elaborazione, per divenire operativa, dovrà attraversare fasi storiche di tracollo non poco dolorose.

    L’importante è non farsi mai avvelenare, non alimentare il proprio odio, esercitare un’opposizione radicale proprio in quanto aliena da qualsiasi rabbia omicida.

    Marco Guzzi

    Rispondi
  9. obviamens

    caro Fabrizio,
    davvero in frangenti come quello che stiamo attraversando non abbiamo altro che appellarci al senso di responsabilità di tutti, che a forza di sbracciarsi fazioni contro fazioni avverse la barca continua ad affondare

    io gli anni di tangentopoli li ho fatti da una certa parte della barricata, militavo nel movimento giovanile della DC ed ero impegnato nell’amministrazione comunale del mio paese… Quando leggo certe ricostruzioni tipo quella proposta da Marco Guzzi e più volte ripresa dai successivi, veramente faccio fatica ad accettarne la semplificazione

    non ce la faccio più a continuare a mordermi la lingua

    ragazzi, non è andata così! tra la fine degli anni 80 e l’inizio dei 90 si respirava un’aria fetida e una gran voglia di cambiamento, tanto nel partito che frequentavo quanto in altri più o meno affini (frequentavo allora politici, giovani come me allora, sia tra i socialisti, che tra i comunisti, che nella nascente Lega – però quello della Lega venne fatto fuori dai suoi appena seppero che stavamo progettando un convegno di studi politici a più mani, e con un metodo da epurazione in perfetto stile stalinista: telefono nella stessa sede in cui l’avevo contattato pochi giorni prima avendolo conosciuto in più occasioni in qualità di responsabile provinciale dei giovani leghisti, “Chi cerca, scusi? mai visto qui il signor ***, guardi che si è sbagliato, arrivederla”, mando una lettera in cui facevo un bel promemoria di tutta la vicenda, incluse le credenziali del poveretto in questione, medesima risposta: “il signor *** non ha mai avuto a che fare con il partito”) (in che stato finiremo se questi prendono il potere, mi chiedevo?)

    (e un’intima amica era il mio analogo funzionale dei giovani missini in una regione diversa dalla mia… già, che perfetto democristiano, vero? un pontiere di razza…) (se ne andò quando Fini in persona le chiese di transitare verso AN…)

    insomma, tutti quanti assistevamo alle gesta nefaste che attraversavano diametralmente i partiti, allora parlavamo in modo sicuramente più elegante di “questione morale”…
    abbiamo speso le miglior energie della nostra età a dibattere dentro il nostro partito, come rinnovare la politica dall’interno
    più di una voce già anni prima di tangentopoli usciva con frasi tipo “se continueranno ad impedirci di perseguire il cambiamento per via politica, prepariamoci a farlo per via giudiziaria” e vi garantisco, non ho conosciuto un comunista tra costoro, quei pochi che conoscevo di persona erano ben lungi dall’azzardare quei teoremi e predicavano la via della rivoluzione culturale dentro il partito (lo stesso partito che aveva epurato negli anni i suoi intellettuali migliori… e i suoi giovani militanti dicevano: con noi non ce la faranno) – poi sicuramente ci sarà stata anche una sinistra giustizialista, ma già solo il termine “sinistra giustizialista” schiaccia la realtà in modo inaccettabile

    evidentemente il mio osservatorio era troppo piccolo, ma non riesco a digerire che qualche sbrigativo apostrofo possa cancellare quel “piccolo” mondo

    mondo in cui ho visto tanti sindaci onesti stracciare la tessera della DC e sbattere la porta prima che certi vertici fossero spazzati via dal vento di tangentopoli, in cui ho visto democrisitiani e socialisti “per bene” racimolare sospetti su sospetti di corruzione, mettendoli in serbo per il prossimo congresso: se qualcuno osa far passare la linea di tizio e caio, vado nei loro circoli culturali e li minaccio di spiattellare tutto ai giudici… se non danno visibilità anche alla nostra corrente… prima o poi saremo noi la nuova classe dirigente, e allora…

    anni in cui nasceva il trasversale partito degli onesti, contrapposto in modo sotterraneo al partito trasversale degli affari, “ci coalizziamo per farli fuori, poi torneremo a dividerci ciascuno nel suo partito di naturale radicamento”, non ci crede più nessuno se dico che anche da un giovane rautiano sentii farmi questa confidenza – l’errore grave, forse, è stato proprio lì, pensare, come continua a fare oggi qualche Di Pietro, che un partito degli onesti potesse essere una reale alternativa, non l’ennesima mistificazione in cui sicuramente si sarebbe annidata qualche tracotanza antidemocratica, populista e corruttrice – e forse in parte è andata proprio così

    del resto il buon Di Pietro non aveva forse la stessa tessera di Berlusconi e Craxi? erano di diverse correnti nel partito, certo, e ho sempre nutrito il sospetto che il repentino infuocarsi di tangentopoli fosse stato causato anche da una sorta di regolamento di conti interno al vecchio PSI
    è solo una tesi, la mia, ma vorrei tenerla in vita insieme a tante altre tesi/sospetto che circolavano quindici anni fa e che negli anni, patinate da abbondanti dosi di oleume ideologico, hanno finito per assumere le fattezze della reale versione dei fatti

    solo che continuare a rievocare alcune delle tesi di allora e ripeterne la contrapposizione estenuante, sa troppo di trucco da vecchia politica, che qualcuno fomenta, e altri ingenuamente riecheggiano fino a farne credenza popolare – più c’è nebbia, più si può circolare liberamente per i campi a rubare i cachi e le pannocchie

    per ora trovo sensata l’idea di chi sostiene che un importante snodo di questa crisi (o pantano) della politica odierna passi proprio dal ripensamento del concetto di rappresentanza, e da una sua riproposizione su basi più in grado di legittimare le azioni dal basso – propongo di seguire il dibattito nascente sulle cosiddette Tansitional Towns inglesi…

    Mario Bertasa

    Rispondi
  10. Giorgio

    Molti spunti nei tuoi interventi, Marco, provo a dire, schematicamente.

    “delirante (e tra l’altro del tutto inefficace) parallelismo tra Berlusconi e Mussolini”

    Sono d’accordo con Mauro Baldrati che lo stesso Berlusconi sia portato “dalla naturale evoluzione del capitalismo”, come tutto il disastro economico planetario, ma è anche ineludibile un confronto con quello che ci offre la nostra storia. E Asor Rosa faceva una valutazione del ventennio di Berlusconi all’interno della storia italiana.

    “Se, come sostiene Baldrati, Berlusconi è un frutto del naturale evolversi del capitalismo, allora sarà uguale a Zapatero e a Blair, a Clinton e alla Merkel”

    In che senso? Perché? Perché tutti viviamo oggi? E in questo senso anche tu e io siamo un frutto del naturale evolversi del capitalismo? Ma oltre al capitalismo trionfante ci sarà anche dell’altro, non siamo ancora all’eliminazione fisica…

    “Credo, per esempio, che Berlusconi sia in parte il prodotto di quella furia pseudorivoluzionaria”

    Questo meriterebbe qualche analisi accurata, perché il “venire dopo” non vuol dire “essere causato da”. E’ un errore che si commette spesso, facendo delle frettolose ricostruzioni storiche.

    “Il problema dello sviluppo della civiltà tecno-mercantile, giunta così com’è ad un capolinea terminale, mi sembra molto più vasto e inquietante di quanto i residui ideologhi “comunisti” siano in grado di comprendere”

    E’ vero, su questo sono d’accordo, Marco.

    “l’esito anomalo dell’Italia degli anni 90 dipende in buona parte da una gestione rivoluzionaria dei processi per finanziamento illecito dei partiti. Da una gestione quindi impropria”

    Per me l’errore fondamentale di quegli anni è stato che il processo si è fermato a metà, troppo pochi hanno pagato e il sistema ha continuato come prima peggio di prima. Con altri partiti ma spesso con le stesse persone.

    “Io credo che dovremo elaborare un pensiero nuovo, veramente post-ideologico, che sappia trarre il meglio di tutte le idee dei secoli che ci hanno preceduto, ma in una sintesi davvero inedita”

    Su questo sono d’accordo.

    “Il mio lavoro teorico degli ultimi venti anni si muove in questa direzione, coniugando però trasformazione storico-culturale e processi di liberazione interiore”

    Perché non ci proponi qualcosa, Marco?

    “esercitare un’opposizione radicale proprio in quanto aliena da qualsiasi rabbia omicida”

    Anche su questo sono d’accordo.

    Rispondi
  11. Satana

    Queste esibizioni di antiberlusconismo sono davvero patetiche. Sono ben altri i temi forti dello scontro politico, e sulle cose veramente importanti il sistema è un blocco unico: quando si è trattato di votare la costituzione europea il parlamento l’ha accolta all’unanimità con tanto di applauso, e sapendo benissimo che in una consultazione popolare sarebbe stata sonoramente bocciata…

    Rispondi
  12. paolarenzetti

    Tacere sta diventando la regola prudenziale in molti ambienti pubblici. C’è da chiedersi perchè, in una situazione in cui chi governa fa il gioco che vuole e chi si oppone si ritrova “all’angolo”, basta la semplice pubblicazione di un paio di articoli del MANIFESTO, per suscitare un così grande affanno.

    Rispondi
  13. fabrizio centofanti

    Mario, condivido certe tue sensazioni.
    credo che in questo momento si debba comunque far leva su quello che in noi si ribella all’ingiustizia diffusa.
    neanche una lacrima andrà persa, come cercavo di mostrare qui.
    grazie a Paola e a tutti gli intervenuti.

    Rispondi
  14. Giovanni Nuscis

    “Riconosciuta la diversità dei contesti, non devono però essere nascoste, né sottovalutate le analogie.”

    Questo passaggio mi sembra focale per comprendere lo spirito dell’intervento di Ferrara.

    Temo che per uscire dalla babele delle opinioni e delle contrapposizioni, più dell’oblio o dell’accantonamento, si renda necessario convenire almeno sulla verità storica, ad esempio, di alcuni dei “fatti” qui richiamati(1. “l’adozione di leggi ad personam” da parte di questo governo (vedi lodo Alfano); 2. il “federalismo che in Italia sta per tradursi nella localizzazione della spesa pubblica in corrispondenza alla derivazione localizzata delle entrate”; 3. che è “Il leader del partito o della coalizione che decide quindi la collocazione in lista dei singoli candidati. La cui elezione dipende quindi dalla posizione in cui il leader li colloca.”), chiarendoci inoltre l’aspetto teleologico di siffatti provvedimenti.
    Ma ciò che forse più conta è chiarire una volta per tutte: a. quali siano le condizioni per una giusta dialettica politica; b. se esse attualmente sussistano; c. se nella prassi politica passata e attuale questa dialettica ci sia stata, o si sia almeno provato ad attuarla; d. il tenore di questo articolo (art. 67 della Costituzione: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”).

    Dalle risposte capiremo, credo, se si riuscirà o meno a saltare il fossato di questa grave crisi.

    Rispondi
  15. Marco Guzzi

    Caro Giorgio, grazie delle tue considerazioni e anche delle tue obiezioni che però non mi sembra confutino fino in fondo le tesi del mio precedente intervento, per cui non mi ci soffermo.

    Sul “proporre qualcosa” invece la mia ricerca si attesta per ora su una linea prepolitica, o forse meglio prepartitica. Mi sembra cioè che prima di una azione davvero efficace sul piano pubblico sia necessaria l’elaborazione di una cultura della trans-formazione, di una interpretazione nuova della modernità e del Novecento.

    Accanto a questo lavoro mi sembra indispensabile una traduzione pratica, personale e insieme condivisa in gruppi, del cammino trans-formativo che si propone a livello storico-collettivo.
    Da qui sorgono i gruppi di liberazione che conduco da dieci anni:
    se non sperimentiamo almeno in parte i processi di liberazione dall’illusione egoistica e dai suoi terrori (paure, difese, aggressività compensatoria, avidità etc.), e se non ne facciamo il cuore di una nuova relazionalità, non mi sembra possibile operare quel riorientamento della cultura occidentale che oggi è l’unica via di salvezza.

    Dobbiamo costruire una nuova cultura spirituale, trans-confessionale, e del tutto laica, fondata cioè sull’esperienza dell’umano come tale, scoperto al di là dei confini arbitrari in cui ci reclude la cultura dominante.
    Su questo punto credo che potremo ricercare moltissime convergenze.
    Ciao. Marco

    Rispondi
  16. paolarenzetti

    Su tutte le piazza d’Italia sarà possibile firmare da oggi e per tre mesi, per il referendum contro il “Lodo Alfano”, promosso dall’Italia dei Valori. Un’occasione di riflessione per tutti e anche la possibilità di fare qualcosa di concreto per salvare la nostra democrazia.

    Rispondi
  17. lucy

    con l’attuale coalizione di governo l’opposizione deve dimostrare ai suoi elettori che non c’è nessuna possibilità di dialogo, altro che la giudiziosa manfrina del sediamoci attorno ad un tavolo…un cavolo! tanto se non si dialoga (leggi: se non cali testa e braghe) sei sfascista, se convieni su alcuni punti per il bene del paese: che fai? ti smentisci? a me pare che la democrazia sia devastata, sfasciata, stravolta quanto più la destra se ne riempie la bocca ad ogni pié sospinto e non fa che additare il dissenso dell’opposizione non come un normale esercizio della democrazia, ma come un gesto irresponsabile. gli uomini di questo governo a me sembrano loro degli irresponsabili: attaccabrighe e cortigiani. in ispecie certi radicali liberi che, come ognun sa, in quanto instabili, all’organismo fanno molto male.

    Rispondi
  18. fabrizio centofanti

    buona quella dei radicali liberi, Lucy.
    invece a me, ieri, hanno mandato questa:

    Barbieri

    Un tizio si reca da un barbiere per farsi tagliare i capelli e radere la barba. Appena il barbiere comincia a lavorare, iniziano ad avere una buona conversazione. Parlano di tante cose e di vari argomenti.
    Quando alla fine toccano l’argomento Dio, il barbiere dice: “Io non credo che Dio esista.”
    “Perchè dice questo?” chiede il cliente. “Beh, basta uscire per strada per rendersi conto che
    Dio non esiste. Mi dica, se Dio esistesse, ci sarebbero così tante persone malate? Ci sarebbero bambini abbandonati?
    Se Dio esistesse, non ci sarebbero più sofferenza nè dolore. Io non posso immaginare che un Dio amorevole permetta tutte queste cose!”
    Il cliente pensa per un momento, ma non replica perchè non vuole iniziare una discussione.
    Il barbiere finisce il suo lavoro ed il cliente lascia il negozio. Appena dopo aver lasciato il negozio del barbiere, vede un uomo in strada con
    dei capelli lunghi, annodati e sporchi e con la barba sfatta. Sembrava sporco e trasandato. Il cliente torna indietro ed entra di nuovo nel
    negozio del barbiere e gli dice: “La sa una cosa? I barbieri non esistono.”- “Come può dire ciò?” chiede il barbiere sorpreso – “Io sono qui e
    sono un barbiere. Ed ho appena lavorato su di lei!”- “No!” – esclama il cliente – “ I barbieri non esistono perchè se esistessero non ci sarebbero
    persone con lunghi capelli sporchi e barbe sfatte come quell’uomo là fuori.” – “Ma i barbieri ESISTONO! Questo è ciò che succede quando la gente
    non viene da me…” – “Esattamente!” – afferma il cliente – “Questo è proprio il punto! Anche Dio ESISTE! Questo è ciò che succede quando la gente non va da Lui e cerc
    a il Suo aiuto. Questo è il motivo per cui c’è troppo dolore e tanta sofferenza nel mondo…”

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *