11 pensieri su “Raccogli le mie lacrime nel tuo sacco di pelle”
massimo
non so se la voce di Foà sia fedele a Montale – sì, assomiglia a quella di Montale. ma ora non conta. il rischio è che la poesia, detta così, diventi un grande cosmetico, un *piacere* (testo solenne, voce solenne; e se la voce fosse aspra e chioccia? forse; una voce dissonante MA andante; esempio musicale: Mahler). l’immagine ferisce. le cose ci sono (e sono esattamente le cose che non-sono, e annulleranno le altre). quanta vita – dice il bambino di Luzi. quanta mancanza di vita – dice chi osserva i morti e gli uomini-cani e gli altri animali. è proprio la difficoltà di credere che qualcosa risorga da lì – su questa difficoltà ci incontriamo. il Cristo glorioso delle notti di preghiera-amore di padre David Maria diventa quello che vive di accattonaggio.
dal bidone è riemersa una sciarpa (e molte forme di pane, secco, inutilizzabile. sono *decine* ogni giorno, intonse e durissime: lo STRAZIO, ogni mattina, a vederle). nessuno stile freegan, solo le cose che si impongono, dal nulla in cui vengono confinate.
grazie, Fides, per la dissonante armonia mahleriana.
Massimo, io invece apprezzo l’incontro tra la voce di Foà, il piano di Allevi e le inaccettabili povertà di questa terra.
mi sembra che l’efficacia derivi proprio dal contrasto.
è vero nessuno vuole vedere queste persone, si preferisce passar oltre. però è anche vero che l’immagine è qualcosa che rappresenta la realtà, non è la raltà stessa, in sé.
ho la sensazione che in questo video, in cui vengono mostrati volti, scene scandite da colonna sonora, non si tenga presente che più che essere un documento, è un’irruzione nella vita di questa gente. bisogna avere pudore della sofferenza, bisogna avere la famosa pietas. il mostrare non sempre ripetta l’Intimità: Quella va preservata prima di ogni cosa.
è un problema serio quello della visibilità della povertà.
in Italia, oggi, si tende a metterla sotto il tappeto.
qualcuno, in parrocchia, mi chiede di cacciare i poveri che girano liberamente. ma io credo che la povertà debba emergere con la massima chiarezza, per essere condivisa e riscattata. se un povero vuole restare nascosto, bisogna onorare la sua scelta. ma se siamo noi a nascondere i poveri, stiamo passando dalla parte dell’ingiustizia.
fabrizio sono d’accordo con te sul non camminare con i paraocchi, e nel non nascondere “sotto il tappeto” ma questi video non mi suscitano nulla, non stimolano in me la fattività. anzi mi sembra quasi che vadano a scavare all’interno di una vita, in modo violento. lo so la parola è forte. ma è l’utilizzo della camera che mi infastidisce. sono abiutata a guardare a volto scoperto la realtà, in un silenzio concreto.
Buongiorno a tutti,
volevo solo dire a Ang, che ho realizzato questo video propio per suscitare emozioni e lanciare un messaggio critica, sopratutto verso la società. Mi spiace se non ha suscitato emozioni, spero che per tutti non sia così e volevo aggiungere che secondo me invece, manca propio quel “mostrare” certe situazioni, certe condizioni e che solo così si riuscira a sensibilizzare la gente e a renderla più cosciente. Visto che, almeno secondo il mio parere, questa società è indirizzata verso l’opposto.
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non so se la voce di Foà sia fedele a Montale – sì, assomiglia a quella di Montale. ma ora non conta. il rischio è che la poesia, detta così, diventi un grande cosmetico, un *piacere* (testo solenne, voce solenne; e se la voce fosse aspra e chioccia? forse; una voce dissonante MA andante; esempio musicale: Mahler). l’immagine ferisce. le cose ci sono (e sono esattamente le cose che non-sono, e annulleranno le altre). quanta vita – dice il bambino di Luzi. quanta mancanza di vita – dice chi osserva i morti e gli uomini-cani e gli altri animali. è proprio la difficoltà di credere che qualcosa risorga da lì – su questa difficoltà ci incontriamo. il Cristo glorioso delle notti di preghiera-amore di padre David Maria diventa quello che vive di accattonaggio.
dal bidone è riemersa una sciarpa (e molte forme di pane, secco, inutilizzabile. sono *decine* ogni giorno, intonse e durissime: lo STRAZIO, ogni mattina, a vederle). nessuno stile freegan, solo le cose che si impongono, dal nulla in cui vengono confinate.
http://it.youtube.com/watch?v=ki2jXW_caEE&feature=related
non aggiungo altro se non un immenso
grazie fabry.
grazie, Fides, per la dissonante armonia mahleriana.
Massimo, io invece apprezzo l’incontro tra la voce di Foà, il piano di Allevi e le inaccettabili povertà di questa terra.
mi sembra che l’efficacia derivi proprio dal contrasto.
è vero nessuno vuole vedere queste persone, si preferisce passar oltre. però è anche vero che l’immagine è qualcosa che rappresenta la realtà, non è la raltà stessa, in sé.
ho la sensazione che in questo video, in cui vengono mostrati volti, scene scandite da colonna sonora, non si tenga presente che più che essere un documento, è un’irruzione nella vita di questa gente. bisogna avere pudore della sofferenza, bisogna avere la famosa pietas. il mostrare non sempre ripetta l’Intimità: Quella va preservata prima di ogni cosa.
non si vede bene che con il cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi.
grazie fabry del tuo sguardo di cuore
è un problema serio quello della visibilità della povertà.
in Italia, oggi, si tende a metterla sotto il tappeto.
qualcuno, in parrocchia, mi chiede di cacciare i poveri che girano liberamente. ma io credo che la povertà debba emergere con la massima chiarezza, per essere condivisa e riscattata. se un povero vuole restare nascosto, bisogna onorare la sua scelta. ma se siamo noi a nascondere i poveri, stiamo passando dalla parte dell’ingiustizia.
fabrizio sono d’accordo con te sul non camminare con i paraocchi, e nel non nascondere “sotto il tappeto” ma questi video non mi suscitano nulla, non stimolano in me la fattività. anzi mi sembra quasi che vadano a scavare all’interno di una vita, in modo violento. lo so la parola è forte. ma è l’utilizzo della camera che mi infastidisce. sono abiutata a guardare a volto scoperto la realtà, in un silenzio concreto.
credo siano scelte complementari, Ang.
l’essenziale è il bene dell’altro, riguardo al quale quelle scelte possono e devono variare di volta in volta.
Buongiorno a tutti,
volevo solo dire a Ang, che ho realizzato questo video propio per suscitare emozioni e lanciare un messaggio critica, sopratutto verso la società. Mi spiace se non ha suscitato emozioni, spero che per tutti non sia così e volevo aggiungere che secondo me invece, manca propio quel “mostrare” certe situazioni, certe condizioni e che solo così si riuscira a sensibilizzare la gente e a renderla più cosciente. Visto che, almeno secondo il mio parere, questa società è indirizzata verso l’opposto.
a me è piaciuto, Mak.
grazie.
fabry
Per me l’importante è questo!
Non si può pretendere di piacere a tutti.
Buona giornata
Manuel