
di Mauro Baldrati
Ho sempre cercato di essere un ascoltatore della radio, impresa non facile, anzi, quasi disperata. Fin dal loro primo apparire, negli anni Settanta, l’Italia si è subito caratterizzata per l’invasione delle radio commerciali, con conduttori urlanti, gasati, che selezionavano musiche da hit parade, o da discoteca, pezzi passati per metà, o poco più, e subito tagliati per fare spazio alle loro urla, o agli spot pubblicitari. Quando andavo all’estero, in Olanda, in Inghilterra, in Francia, mi veniva il cosiddetto magone ascoltando le loro radio. Che meraviglia la BBC, con musiche di alta qualità, che spaziavano dal blues al punk al reggae al jazz alla classica. E che classe nella conduzione.
