
La “Commedia delle bestie” di Angela Passarello
di Giorgio Morale
La mula
In attesa di essere cavalcata, scacciava con la coda la zecca, che le si era attaccata all’inguine. Dalla visiera, i suoi occhi, misteriosi come quelli di una sposa delle Mille e una notte, dominavano ogni angolo della corte.
Nella stretta curva di via Bac Bac, il baldacchino, su cui era appoggiato il Santo nero, continuava a vacillare, ma senza capovolgersi; la mula che lo precedeva, ansimante e sudata, a briglie sciolte, si era staccata dalla processione ed era fuggita per i vicoli stretti.
Uno dei portatori del Santo, dopo averla rincorsa, era riuscito a riprenderla, e a portarla nella piazzetta, dove sostavano le diverse mule, bardate a festa, con il carico di frumento o di spighe in offerta votiva. “Taliàti, taliàti, li mula parati! Evviva! Evviva! Evviva, San Calò!” esultavano i devoti. (A. Passarello, Bestie sulla scena)
