Suona strano in un’epoca di consumismo narrativo spesso privo di reali connessioni col reale (soprattutto quando si dichiara il contrario) sostenere con entusiasmo l’uscita di una raccolta di fiabe. E ancora più strano (nonché piacevolmente spiazzante) è realizzare quanto siano le storie dalle terre del ‘C’era una volta’ più che quelle dall’’adesso e in questo luogo’ a raccontarci la verità sui nuclei irrisolti del nostro quotidiano.
È risaputo che le fiabe sono nate da antenati mitici che stendevano le gambe nelle profondità paludose del nostro inconscio (negli ‘archetipi’, direbbero alcuni) e che nel tempo si sono colorate del folklore e delle connotazioni storiche dei vari luoghi di provenienza (legandosi a quella tradizione orale che in certi periodi della Storia ne ha assicurato la sopravvivenza… grazie a dio). Quello di cui però spesso ci dimentichiamo è che ciò che le ha caratterizzate maggiormente, separandole ad esempio dai cugini della favola, è sempre stata un’idea di indeterminatezza che determina, d’inverosimiglianza che è verisimile, di reiterazione che non stufa, di lieto fine che non disturba, di morale che non costringe e di manicheismo che non banalizza.
Potremmo forse desiderare altro da una storia? Continua a leggere
Quel tutto accanto al nostro nulla
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