Danzare fra il buio e la luce Una cura dell’anima
racconto
e
I segreti della narrativa Il romanzo e il racconto
saggio
di Cristina Pennavaja
Recensione di Ivano Mugnaini
Quest’ultimo libro di Cristina Pennavaja ci offre una narrativa atipica nel suo approccio, e preziosa nella sua specificità. Non ci troviamo di fronte a raccontini infiocchettati di nastri e faccine rassicuranti. Il racconto lungo ci presenta un ritratto di famiglia senza cornici e senza filtri, che non ci pone di fronte a tragedie estreme. E questo (paradossalmente ma neppure troppo), lungi dall’essere un sollievo, è una sfida e un ulteriore motivo di timore. La tragedia è un evento raro che noi, per una forma di difesa psicologica, tendiamo sempre ad attribuire ad altri luoghi, ad altre persone. La esorcizziamo e cerchiamo di relegarla nell’orizzonte di esistenze distanti dalla nostra. La pena in apparenza minore, in apparenza sopportabile, riservata alla stragrande maggioranza di noi, non è eludibile, invece. Perché riguarda noi, anzi è noi. La nostra pena è noi, e noi siamo la quotidiana sopportazione di dolori che non raccontiamo agli altri per evitare che ci dicano per la milionesima volta che non si tratta di nulla di grave, perché in fondo “è la vita”. Ecco, per dirla con Henry David Thoreau, “La massa degli uomini conduce una vita di quieta disperazione; quella che si chiama rassegnazione è disperazione istituzionalizzata”. Continua a leggere
