Mi chiedono di esprimere un parere sulla vicenda di don Alberto Ravagnani, ma ritengo che l’unica reazione sensata sia quella di tirarsi fuori da questo chiacchiericcio. Non sappiamo nulla del cuore di una persona. L’equivoco dei social consiste nel mettere di fronte agli altri una maschera spacciata per verità. È un gioco pericoloso, che può causare la perdita dell’orientamento esistenziale. Una proposta costruttiva potrebbe essere quella di guarire da una dipendenza che non porta buoni frutti, a giudicare da ciò che c’è in giro. Mi viene in mente l’incontro di Elia con Dio: il profeta non lo trova nel vento impetuoso, nel terremoto, nel fuoco, ma in una “qol demama daqqa”, una voce di silenzio sottile. Oggi, forse, l’autore avrebbe scritto che Dio non si incontra su Facebook, su Instagram, su X, ma in una sana astinenza dai social.
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