Di Amedeo Anelli
Nel panorama denso di proposte delle riviste italiane di poesia, la specie più diffusa è ancora la rivista contenitore: un bric à brac di evenienze, di occasioni, di opportunità e di opportunismi, una mortificazione dell’eventualità dell’esistente, di un progetto letterario disgiunto da qualsiasi accadimento e poetica, presenti talvolta, ma in forma mortuaria e di registrazione catastale.
Riteniamo che non si possa fare critica, e men che meno riviste di poesia di una qualche utilità sia per chi ci scrive sia per chi è ospitato, senza un’approfondita visione della Letteratura e della Critica. Riteniamo, inoltre, che tali discipline si debbano aprire alla molteplicità dei saperi contemporanei e alla complessità del reale facendosi carico, ma anche superando le autonomie disciplinari. Chi non sa leggere i risultati delle discipline scientifiche contemporanee, dei saperi, della totalità della Cultura in senso lato, difficilmente potrà innovare gli strumenti critici e storiografici. Continua a leggere
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