
(Salvatore Garau, Rose tra i laghi, 2001)
Rendere visibile l’inespresso equivale ad acquisire
immancabilmente universi esposti alle sirene
dell’abissalità. Equivale a perdersi nelle forme che
intendono restituire le oscure articolazioni dell’essere.
Nella convinzione che solo il riferimento a ciò che
dev’essere manifestato dia al pensiero la capacità di
misurare le segrete (im)possibilità del linguaggio,
sino alla fondazione di altre architetture.
(Anterem, XIV, 39)
Altre architetture
scrivendo di luci appassite in luoghi di visione
straniate nel sabba del risveglio
bivacco immaginario di mercanti di sabbia dal profilo in rovina
abbandonare filamenti d’estasi ai roseti
