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Gabriel Ferrater: Curriculum Vitae

di Antonio Sparzani

«Sono nato a Reus il 20 maggio del ’22. Gli altri fatti della mia vita non sono così facili da descrivere e più difficili da datare. Mi piace il gin con ghiaccio, la pittura di Rembrandt, le caviglie giovani e il silenzio. Detesto le case dove fa freddo e le ideologie.»

Questo l’incipit di una brevissima nota che Gabriel Ferrater i Soler scrive sulla sua vita, e che troviamo alla fine di questa raccolta di suoi versi intitolata Curriculum vitae: Poesie 1960 — 1968, ora pubblicata dall’editrice Metauro, nella bella collana Biblioteca di poesia diretta da Massimo Rizzante; edizione curata, tradotta dal catalano e annotata da Pietro U. Dini. Il volume si conclude con una evocazione di Jaime Salinas.

Voglio parlarvi di questo volume soprattutto facendo parlare lui, il suo autore, con le sue poesie ma anche con le parole che più volte ha scelto per dire della propria vita.

Una vera scoperta, per me, Gabriel Ferrater: mi sembra una delle voci alte della poesia del Novecento, che non riesco ad accostare ad altre voci, a collocare in una qualche corrente. Cominciate a leggere questa:

A TRAVÉS DELS TEMPERAMENTS

Uns pins massa sensibles es revinclen
deixant sentir com se saben patètics
mentre compleixen aquest deure líric
d’expressió del vent, que arriba net.
Les arrels cruixen sordes, i les branques
exulten de dolor, per proclamar
que és greu que bufi l’esperit. Ei vent,
quan surt del bosc, va tot podrit de queixes.

ATI’RAVERSO I TEMPERAMENTI
Alcuni pini troppo sensibili si contorcono
lasciando intendere come si sentano patetici
mentre compiono questo dovere lirico
di esprimere il vento, che pure giunge limpido.
Le radici scricchiolano sorde, e i rami
esultano di dolore per proclamare
che è grave che soffi lo spirito. Il vento,
quando esce dai bosco, è tutto marcio di lamenti.

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