di Mauro Baldrati
Ho seguito la diretta dell’adunata leghista di Bergamo, ieri. Per una volta non ho cambiato canale al primo apparire dei predicatori di “Roma ladrona”, alla quale hanno partecipato e banchettato alla grande, quando erano la colonna portante del governo Berlusconi. Al di là dei riscontri (quelli noti almeno), delle responsabilità, col “Trota” che si dava alla pazza gioia e alla bella vita, del ruolo di Rosy Mauro che rifiuta di dimettersi, insomma al di là delle vicende dure e pure di un partito che predicava male e razzolava da schifo, mi ha colpito l’onda impressionante di populismo e di demagogia che si è riversata dallo schermo televisivo come un corpo contundente. Il linguaggio era ridotto a zero. Diciamo che non c’era linguaggio, ma unicamente slogan, fatti di poche parole ripetute, declamati sopra e dentro un coro continuo di ovazioni del pubblico leghista che, dalle scarse zoomate, appariva composto perlopiù da anziani. Continua a leggere
