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La Fenice spennacchiata

di Mauro Baldrati

Ho seguito la diretta dell’adunata leghista di Bergamo, ieri. Per una volta non ho cambiato canale al primo apparire dei predicatori di “Roma ladrona”, alla quale hanno partecipato e banchettato alla grande, quando erano la colonna portante del governo Berlusconi. Al di là dei riscontri (quelli noti almeno), delle responsabilità, col “Trota” che si dava alla pazza gioia e alla bella vita, del ruolo di Rosy Mauro che rifiuta di dimettersi, insomma al di là delle vicende dure e pure di un partito che predicava male e razzolava da schifo, mi ha colpito l’onda impressionante di populismo e di demagogia che si è riversata dallo schermo televisivo come un corpo contundente. Il linguaggio era ridotto a zero. Diciamo che non c’era linguaggio, ma unicamente slogan, fatti di poche parole ripetute, declamati sopra e dentro un coro continuo di ovazioni del pubblico leghista che, dalle scarse zoomate, appariva composto perlopiù da anziani. Continua a leggere

Esserci (Dionigi Tettamanzi)

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da qui

Prima o poi finisce male. Conosco l’amarezza della critica, il bruciore del disprezzo. Vabbe’, andiamo a sentire ‘sta messa comunista, detto alla moglie che insiste per entrare. In realtà si parla d’altro, anzi, dell’altro: la ricerca di un rispetto perduto, di una dignità dimenticata. Si rischia, è vero, ma la fede non è stata un rifugio per nessuno, la nostra è cominciata con uno ammazzato sul patibolo. Mi stupisce chi vorrebbe conciliare cristianesimo e tranquillità. Cristo non è un sedativo per dormire meglio, è un eccitante per rimanere svegli, per difendere l’ultima trincea dell’esserci.

White Christmas

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da qui

E’ una delle canzoni più dolci che ricordo, il Natale di Francesco De Gregori. Rendeva bene il sentimento indefinibile, tra il malinconico e il complice, che regnava in quegli anni irripetibili. Ci si sentiva uno, senza sapere perché, e senza chiederselo. Fraternità casereccia, che riconciliava con il mondo. Le falle nel presente e nel futuro si scongiuravano presto, come il gelo vinto dalla tombola e il vino, dall’appuntamento col fuoco su una spiaggia piena di colori. Proprio come oggi.