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da qui
Appena sveglia, ho annotato tutto sul primo foglio che ho avuto sottomano: era di colore rosa; il colore della gioia, ho pensato, ricordando i paramenti che i preti indossano nella domenica Gaudete.
Don Mario, la mia guida spirituale, accoglieva sempre con naturalezza ciò che raccontavo, mi incoraggiava a fidarmi del Signore, ad attendere e lasciarlo fare, senza porre ostacoli. Ero innamorata della sua essenzialità, tutto, con lui, diventava lineare: come sei complicata! mi diceva, Dio è semplice!
A dir la verità, così semplice non mi sembrava affatto. Sperimentavo la sua presenza forte, ma al tempo stesso l’imprevedibilità, le luci seguite dal buio pesto, e mi dibattevo cercando di comprendere qualcosa della sua volontà, del suo disegno.
Chi più di don Mario poteva guidarmi in questo discernimento, lui che nel suo Atto di Fede chiedeva: fa che possa conoscere, accogliere e realizzare il disegno che hai su di me? Credevo fermamente che nulla fosse a caso e che, se davvero lo vogliamo, Lui fa capire cos’ha in serbo per ognuno di noi.
