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Le cose che ho imparato: intervista a Gianni Riotta

di Massimo Maugeri

Il nuovo libro di Gianni Riotta, si intitola Le cose che ho imparato (Mondadori, pagg. 304, euro 18). Ne riporto l’incipit…

Quando lasciate per sempre un posto che vi è caro, ascoltate il mio consiglio: usate qualunque mezzo, l’aereo, l’automobile, il treno, un rombante sidecar, l’autobus di linea, la metropolitana, ma non la nave. C’è nella commozione del distacco – salutare i familiari, sapere che i luoghi che sono stati vostri, nei giorni luminosi, e in quelli oscuri, non saranno più  scena quotidiana – un dolore vivo; partire, si dice, e un po’ morire. Lo sguardo frettoloso della hostess che vi sollecita a passare ai controlli del gate in aeroporto, la svolta improvvisa del taxi, il buio della galleria in metropolitana e  l’uscita dalla stazione ferroviaria recidono decisi il commiato. La nave no. Se la serata è serena, mentre il rimorchiatore pilota il piroscafo lentamente fuori dal porto, potete vedere sulla banchina le persone che vi hanno accompagnato salutare e sforzarsi di sorridere, per incoraggiarvi, per nascondere la nostalgia già forte, mentre gli adulti abbracciano i bambini in lacrime: tutti vorrebbero piangere, ma solo a loro e consentito farlo.

– Gianni, il titolo del tuo nuovo libro è già abbastanza indicativo: “Le cose che ho imparato”. Lo è ancora di più il sottotitolo “Storie, incontri ed esperienze che mi hanno insegnato a vivere”. Perché hai deciso di raccontare “le cose che hai imparato” proprio in questa fase della tua vita?

Un perché non c’è. Penso che in questi tempi di transizione riflettere su passato, presente e futuro, ragionare di coraggio e paura, mercato e lavoro, comunicazione e caos, famiglia, comunità, società, fosse importante e l’ho fatto. Penso sia utile capire da dove veniamo e dove stiamo andando, senza paure, senza illusioni.
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