
Levate la pietra
di Fabrizio Centofanti
Oggi abbiamo riscaldato un po’ la chiesa, perché qualcuno potrebbe stare male. La sacrestia, invece, è sempre un frigorifero. Prima di varcarne la soglia, per la messa, mi concentro sui tre amici: Gesù, Maria e Padre Pio. Chiedo loro aiuto, perché celebrare è lanciarsi nel vuoto, sprofondare in uno spazio sconosciuto, e ti tocca volare. La sacrestia è la pedana di lancio, con le pareti spoglie, le ragnatele che pendono dall’alto. Lì sei ancora un uomo, con le incertezze e le paure. Dopo, quando superi l’archetto, non sei più tu a guidare il gioco.
Senti la fede della gente, sai che loro, come te, stanno aspettando una parola, che attraversa l’aria, che soffia, e chiede di entrare. T’inginocchi davanti al tabernacolo e ti lasci andare: il ginocchio piegato è il segnale convenuto per il cambio della guardia; ora le parole ti vengono dettate, ma tu sai che non sono parole, è un groppo alla gola, un’emozione forte, l’emozione di Dio. In quel momento diventi una parte della chiesa, un pezzo di mondo che sta per trasformarsi. Continua a leggere
