Repetita iuvant, forse

Levate la pietra

di Fabrizio Centofanti 

Oggi abbiamo riscaldato un po’ la chiesa, perché qualcuno potrebbe stare male. La sacrestia, invece, è sempre un frigorifero. Prima di varcarne la soglia, per la messa, mi concentro sui tre amici: Gesù, Maria e Padre Pio. Chiedo loro aiuto, perché celebrare è lanciarsi nel vuoto, sprofondare in uno spazio sconosciuto, e ti tocca volare. La sacrestia è la pedana di lancio, con le pareti spoglie, le ragnatele che pendono dall’alto. Lì sei ancora un uomo, con le incertezze e le paure. Dopo, quando superi l’archetto, non sei più tu a guidare il gioco.

Senti la fede della gente, sai che loro, come te, stanno aspettando una parola, che attraversa l’aria, che soffia, e chiede di entrare. T’inginocchi davanti al tabernacolo e ti lasci andare: il ginocchio piegato è il segnale convenuto per il cambio della guardia; ora le parole ti vengono dettate, ma tu sai che non sono parole, è un groppo alla gola, un’emozione forte, l’emozione di Dio. In quel momento diventi una parte della chiesa, un pezzo di mondo che sta per trasformarsi.

C’è un bambino che piange. Questi poveri innocenti sono Dio che si commuove e piange, per l’indifferenza del mondo. Perché qui accade di tutto, in una sintesi strana, una cena in miniatura: con i fianchi cinti, il bastone in mano. Il bambino piange, e tu sai che il grido insensato del mondo è capace di commuovere Dio.

La gente canta. E’ un corpo che canta a squarciagola, perché il freddo punge, è una mano che percuote la tua guancia e tu, solo qui, istintivamente porgi l’altra, perché sai che quel porgere è un rivolgere, è lo shub ebraico, il cambiare direzione: la vendetta è capace di generare morte, ma qui sei in volo, la guida non è tua, hai piegato il ginocchio nel segnale convenuto e hai lasciato che Dio ti sostenesse nel folle gesto di abbandono.

Tutto è possibile, anche perdonare. Chi non perdona, in questa cena, è il figlio della perdizione, il satan. Ma tu devi farti portare, senza esitazioni: la mangerete in fretta, è la pasqua del Signore. Il passaggio del Mar delle Canne. “Tutti gli egiziani li inseguirono e li raggiunsero, mentre essi stavano accampati presso il mare: tutti i cavalli e i carri del faraone, i suoi cavalieri e il suo esercito si accamparono presso Pi-Achirot, davanti a Baal-Zefon”. Senti i carri stridere, sono qui, devi lanciarti, dopo aver piegato il ginocchio, come ultimo segnale.

Prendete e mangiate”: guardi l’ostia bianca, e scopri di essere lì dentro. Sei tu il Cristo che si offre, a questo pezzo di mondo che non crede, che dubita, che soffre. Il bambino piange. Gesù, vedendo Marta e la sorella, e i giudei che piangevano, scoppiò in pianto. Poi disse: levate la pietra. E’ l’istante preciso in cui ti senti chiamare. Grida: “Eleazar, vieni fuori!”. El azar, Dio aiuta. Il bambino piange forte. Tutto il dolore di questo pezzo di mondo è nella tomba alle porte di Betania, dove un rabbino con gli occhi lucidi sussurra: Ti ringrazio, Padre, perché mi hai ascoltato.

Stai volando, ma non te ne accorgi, qualcuno ti ha sciolto dalle bende e tu esci dal gelo della sacrestia, dalle ragnatele che pendono dai muri spogli di tutto, superi l’archetto, pieghi il ginocchio, è il segnale convenuto: il bambino ha smesso di piangere, l’ostia guarda la folla accampata presso Pi-Achirot, davanti a Baal-Zefon. I carri stridono, i cavalli nitriscono, il Faraone impartisce ordini secchi e duri, ma tu non hai paura. Una forte emozione ti guida in mezzo al mare, il Mar delle Canne, un corpo sta cantando a squarciagola, per vincere il freddo: cantiamo al Signore, stupenda è la sua vittoria, Signore è il suo nome, alleluja.

Oggi abbiamo riscaldato un po’ la chiesa, perché qualcuno potrebbe stare male. Ci sono anche mamme con bambini piccoli, che sembrano volare, tra le loro braccia. Un uomo, in fondo, mi guarda, mi sorride.

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5 pensieri su “Repetita iuvant, forse

  1. Alfonso

    …in una pagina,…una “antologia”:
    la scelta del meglio,il fior fiore di tutte le Sacre Scritture!
    Da Genesi,…attraversando un “Esodo”,…fino al RENDIMENTO di GRAZIA!!!
    REPETITA IUVANT… è una garanzia ,…una CERTEZZA!!!

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  2. S&R

    Sempre splendido questo racconto, che rende vivo il senso ultimo della Messa: la Pasqua di liberazione dal fiato sul collo del peccato, da cui l’essere umano, da solo, non poteva liberarsi.

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    1. fabrizio centofanti Autore articolo

      Cari amici, vi ringrazio. E grazie di cuore a Paolo Valesio, che mi ha inviato il seguente, graditissimo commento, che non riesce a pubblicare:

      Caro Don Fabrizio,

      Il commento che avevo inviato mi è tornato indietro, dunque mi permetto di trascriverlo qui:

      La descrizione di quella messa è bellissima e commovente; te ne ringrazio molto.

      Mi permetto anche di aggiungere un desiderio: che l’auspicato perdono si estenda anche agli aurighi egizi –– ma questo è un linguaggio archeologico e distanziante –– diciamo: i soldati egiziani.

      Auguri per la tua grande impresa,

      Paolo

  3. Clown: opinioni

    Condivido il desiderio finale.
    Senza tener conto dell’aspetto simbolico legato alla vicenda biblica, mai apprezzato il compiacimento per la fine dell’esercito egiziano, benché indubbiamente spettacolare.

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