
La concessione del lavoro sorse
con il tavolo di crisi con il sisma
dell’Articolo Uno con l’inverno
presente con quello venturo
con lo smantellamento
e il presidio delle ore nove
con la campagna elettorale
con la scoperta della neve
con le sinistre e le destre
le glaciazioni e il crinale
sul quale vive questo paese
la concessione del lavoro venne
come una promessa calata
dall’alto una brioche della regina
un gesto un sorriso un’increspatura
nel bilancio una vetta uno slancio
un gancio un tozzo di pane una
medicina uno sputo un imbuto
“non lasceremo nessuno a casa”
prima mi licenzi e poi mi salvi
e forse attendi che ti ringrazi
Max Ponte
(incatenamento durante le proteste contro gli esuberi – poi rientrati – dei lavoratori dei musei civici torinesi, dicembre 2017)

