di: Guido Tedoldi
Appunti sulla mostra «Il rimedio perfetto», 35 artisti scelti da Marco Tagliafierro, alla galleria Riccardo Crespi di via Mellerio a Milano.
La vernice di questa mostra si è tenuta il 25 giugno, e l’ultimo giorno di apertura è stato il 26 luglio prima della chiusura estiva della galleria – per cui l’insieme delle opere dei 35 artisti non sarà più visibile. Perdipiù il modo in cui le opere erano disposte all’interno dello spazio della mostra non era indifferente, come dice il curatore dell’operazione, Marco Tagliafierro: «Sì, dipende assolutamente dall’opportunità congiunturale originata dalla mostra in questione. Abbiamo ordinato gli artisti selezionati in una lista e abbiamo chiesto al primo di confrontarsi con lo spazio nudo, al secondo artista con il lavoro del primo, al terzo di confrontarsi con il secondo e così via in un continuo aggiornamento del senso».
Perché allora parlare di un avvenimento del genere?
Perché, mi pare, da qui prenderà il via un discorso. Non un movimento o un’avanguardia, come nel secolo scorso sembrava imprescindibile per ogni nuovo gruppo di artisti che si affacciava sulla scena, bensì un’affermazione di esistenza. Una poetica per cui è semplicemente venuto il tempo di mostrarsi, e non ha più voglia di chiedere il permesso a nessuno. Continua a leggere
