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Il punto della situazione

di Fabrizio Centofanti

Fare il punto della situazione: in che senso? La quantità di prospettive è pari al numero degli osservatori. Ma è necessario tentare una sintesi di un momento di grandi tensioni personali e collettive, che ciascuno sente agitarsi in sé e nei contesti che frequenta. Ogni opinione viene espressa “contro”, come fosse indispensabile un nemico da combattere e da abbattere. Ciò radicalizza i poli e accentua le distanze, fino a far emergere il sentimento meno costruttivo in assoluto: l’odio. Vivere di odio non elimina il nemico, ma distrugge sé stessi. È una storia antica;  non a caso Gesù inaugura con un invito la Sua predicazione: cambiate (metanoèite). Decidere di non odiare significa aprire le porte a possibilità diverse, che renderebbero obsoleta un’alta percentuale di comunicazioni più o meno “social”. L’alternativa all’odio è la bellezza. Noi siamo bellezza. Se nella comunicazione interumana circolasse questa vera sostanza della nostra identità, si comincerebbe a dialogare nel senso etimologico del termine: una parola che viaggia dall’uno all’altro senza più violenza, nella certezza di essere accolta. E i soprusi, le oppressioni, le ingiustizie inaccettabili presenti nel mondo? Il male non si vince col male, ma col bene. Se ognuno cominciasse da sé stesso, si innescherebbe una catena di parole e azioni che darebbe vita, in potenza, a un mondo nuovo. Gesù chiede questo: cambiate. Non posso cambiare l’altro, ma posso cominciare da me stesso. Se il mondo si riempisse di bellezza, apparirebbe il ponte che collega il giardino delle origini al giardino della Risurrezione. Giardino, paradiso, «pardes» (in persiano), l’antidoto al tutti contro tutti, all’odio universale; il giardino delle origini sublimato dal giardino del Gesù risorto e dal Suo appello: cambiate, credete in mondo diverso, che è già qui.

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