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STORIA CONTEMPORANEA n.80: Romanzo di formazione. Paola Ronco, “Corpi estranei”

Romanzo di formazione. Paola Ronco, Corpi estranei, Bologna, PerdisaPop, 2009

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di Giuseppe Panella*

Corpi estranei di Paola Ronco è un romanzo di formazione – certo molto diverso da quelli che hanno scritto Joseph Conrad, Thomas Mann o James Joyce ma con una costruzione narrativa e una linearità di scrittura che la conduce alle stesse conclusioni. Come accade in ogni Bildungsroman che si rispetti, è necessario che alla fine di una determinata serie di eventi si giunga a un punto di svolta: o si finisce (in qualsiasi modo, non solo con la morte) o si cambia e si passa su un altro piano. E’ proprio quello che accade in questa opera prima pubblicata della Ronco. Tre personaggi – Mauro Cabras, un poliziotto parzialmente invalidato al servizio attivo e trasferito nell’archivio del commissariato, Silvia, un’addetta stampa precaria con un contratto a progetto che lavora in un’agenzia che si occupa di pubbliche relazioni, Alessia, una studentessa di Filosofia che si arrabatta con lavoretti saltuari – risultano legati dal filo insanguinato di una morte avvenuta durante una grande manifestazione politica a Torino.

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Corpi estranei nella città straniera

di Mauro Baldrati

Otto giorni per completare il puzzle. E’ questo l’arco temporale sul quale procede la progressione di Corpi estranei (Perdisa Pop, 2009), romanzo di Paola Ronco, scrittrice torinese di 33 anni che vive a Genova. All’inizio sorge il pensiero che si tratti di un testo cosiddetto generazionale, cioè il classico “una di noi e per noi”, il precariato, il moderno no future di tanti giovani che non solo soffrono e lottano contro le promesse non mantenute dei loro genitori, ma non conoscono neanche il significato delle promesse. Ma l’equivoco viene immediatamente chiarito. Non è un testo che si fa ingabbiare facilmente in un genere. Compreso il noir, dove, forse, potremmo collocarlo. E’ una storia a incastro parziale, sostenuta da tre personaggi narranti, con tre registri narrativi diversi eppure complementari: una terza persona dolente, con tratti di scrittura oggettiva, che viaggia sul personaggio dell’agente di polizia Cabras, un ex celerino finito in ufficio a occuparsi di fotocopie, reso invalido da un grave evento che gli è capitato mentre era in servizio; una terza persona più dinamica, veicolata da Silvia, addetta stampa e p.r., fidanzata sofferente del bel Luciano, poliziotto “armato” collega di Cabras, col quale sta per andare a vivere, come spinta da un triste destino cui non si sa opporre; una prima persona che forse raccoglie tracce autobiografiche, Alessia, studentessa universitaria con un trauma alle spalle che affiora nella schiuma della sua vita insicura, rarefatta, fotografata in un presente che sembra immobile, ostaggio del passato.
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