In questa ultima raccolta, ‘Nella foresta’, Franz Krauspenhaar si libera di se stesso o meglio fa diventare il proprio io una attesa di se stesso, ora che pare uscito da un ciclo di inutili rinascite.
“E quando venne il mio turno sentii nel petto un altro cuore, che comandava altri organi, altri polmoni, altro fegato, stomaco, reni. Dentro sentivo dunque le altre vite a mezzo di un dolore leggero ma persistente, e una strana angoscia, uno strepito essenziale.” Continua a leggere

