di Guido Michelone
Questo romanzo, uscito in Italia nel febbraio scorso, arriva in Argentina nel 2008 quando l’autrice – laureata in filosofia, studiosa dei rapporti arte/tecnologia, curatrice di un blog seguitissimo – ha da poco trentun anni: è un esordio clamoroso, che fa gridare al capolavoro e che, per molti critici di letterature ispaniche, risulta fin da subito un capolavoro tout court, non solo della giovane narrativa latinoamericana, al punto che viene prontamente tradotto in francese, olandese, finlandese, portoghese.
In effetti, letto anche in italiano, nella puntuale raffinata traduzione di Anita Taroni, si conferma un testo stupefacente per la maturità già presente su vari fronti, primo su tutti quello della consapevolezza e della scrittura nel padroneggiare una trama complessa e una prosa fantasmagorica, che a sua volta denota immense conoscenze ed erudizioni quasi maniacali. Il tutto è poi condito da citazioni dottissime, esercizi funambolici, riflessioni metatestuali, in un turbinio espressivo che riprende le migliori radici surreali della tradizione argentina novecentesca (Jorge Luis Borges in primis, non a caso evocato anche in copertina).
Le teorie selvagge è impossibile da riassumere per quanto riguarda i contenuti nello sviluppo tra fabula e intreccio, perché il punto di vista oscilla tra la weltanschauung dell’autrice e la visione dell’alter ego, la studentessa universitaria Kamtchowsky, detta K con esplicito richiamo a Franz Kafka, così come l’amico Pablo detto Pabst evoca il grande regista espressionista). Continua a leggere

