Un interrogazione parlamentare presentata di recente al Ministro degli interni da alcuni parlamentari sardi conferma, in modo preoccupante, ciò che in parte sapevamo: che mafia e criminalità organizzata non solo non sono morte, ma ingrassano e si espandono anche svolgendo lavori pubblici tramite appalti, sub appalti e tramite chiamata diretta dei lavoratori, in barba alla legge antimafia vigente. L’interrogazione si riferisce ad un imprenditore siciliano che ha svolto per anni importanti lavori in Sardegna. Gli affari della malavita, certo, non si limitano a quello: sono stati confiscati in Italia, a mafia, camorra e ‘ndrangheta, 10.438 beni immobili acquistati con proventi di attività illecite.
Ma sappiamo anche che associazioni malavitose e cricche organizzate aggirando la normativa vigente vincono appalti pubblici anche per il tramite di altre persone, incensurate, poste fittiziamente alla direzione di imprese. Dietro ai lavori e ai servizi pubblici e alle grandi commesse (ricordiamo le centrali nucleari, e i quindici miliardi di euro stanziati per l’acquisto dei cacciabombardieri F-35), che mettono in circolo fiumi di denaro pubblico, c’è un agguerritissimo sottobosco imprenditoriale, e le immancabili connivenze col sistema politico e amministrativo: ben diciotto comuni sono stati commissariati nel 2011. Continua a leggere
