Claudio Morandini è nato, vive e insegna ad Aosta. In passato ha scritto cicli di commedie per la radio e monologhi per il teatro. Ha pubblicato “Nora e le ombre” (Palomar, 2006) e “Le larve” (Pendragon, 2008). Il suo racconto “Le dita fredde” è stato incluso nell’antologia bilingue “Santi – Lives of Modern Saints” edita a Baltimora (Black Arrow Press, 2007). “Fosca – Una novella valdostana” si trova nell’antologia “Nero Piemonte e Valle d’Aosta – Geografie del mistero” pubblicata da Perrone nel 2010. Altri racconti sono apparsi su varie riviste.
Il suo nuovo romanzo si intitola “Rapsodia su un solo tema – Colloqui con Rafail Dvoinikov” (Manni, 2010), di cui si riporta una breve nota.
Nel 1996 Ethan Prescott, giovane compositore di Philadelphia, si reca più volte in Russia a incontrare l’anziano collega Rafail Dvoinikov, per una lunga intervista che è anche l’omaggio di un discepolo nei confronti di un maestro quasi dimenticato. Il titolo del progetto, “Rapsodia su un solo tema”, rimanda a una delle partiture più emblematiche di Dvoinikov.
Il vecchio rievoca infanzia e giovinezza, incontri, amori, umiliazioni, con la libertà e il disincanto di chi finalmente non deve più rendere conto a nessuno. La sua musica e le sue parole dimostrano che si può rimanere liberi, come artisti e come uomini, anche sottostando alle direttive di un potere oppressivo.
Claudio, come nasce “Rapsodia in un solo tema”?
L’idea di “Rapsodia” era già lì da molti anni, almeno dai tempi lontanissimi della laurea in filologia musicale su “Stravinsky trascrittore e revisore di se stesso”. Il giovane americano a colloquio con il vecchio russo (più o meno come Robert Craft con lo stesso Stravinsky) mi è sempre sembrata un’idea narrativa affascinante: due mondi che si incontrano, due culture che si confrontano, due vite che si scoprono un po’ alla volta… Continua a leggere
