Rebecca Solnit, in cerca di una nuova speranza
Una intervista con la studiosa statunitense che nel suo libro più famoso, «Hope in the Dark», ha provato a rispondere alla disperazione di una certa sinistra nostalgica e lamentosa, mettendo in luce le conseguenze positive e imprevedibili dei grandi momenti di crisi
di Marco d’Eramo
Dalla grande finestra entra la tersa luce autunnale di San Francisco. Sono a casa della saggista americana Rebecca Solnit che, come scrive nel suo libro più famoso, Hope in the Dark, è nata nel ’61, l’anno in cui fu costruito il muro di Berlino, lo stesso anno in cui è nato Barack Obama. Quel libro fu scritto nel 2003, dopo che i movimenti contro la guerra non erano riusciti a impedire l’invasione dell’Iraq, e divenne subito oggetto di accesa discussione in tutta la sinistra americana. Il suo è un vero e proprio «Elogio della speranza», non quella passiva di chi si siede in poltrona e aspetta di vincere alla lotteria, ma quella attiva, pugnace, che si batte per realizzare le proprie speranze. Un libro contro la depressione di sinistra, contro il militante nostalgico e un po’ piagnone. Continua a leggere
