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da qui
Partivi per un corso di esercizi spirituali e non volevi lasciarmi solo: era un momento delicato. Mi hai prenotato una stanza all’hotel Le Dune di Sabaudia. Un posto in cui non avrei immaginato di poter entrare. I camerieri mi servivano e mi sentivo in colpa: avrei voluto rendermi utile, sparecchiare, lavare i piatti, ramazzare. I miei occhi azzurri si perdevano nel vuoto e ogni tanto incontravano quelli di una donna: allora tutto si fermava, diventavo come il nucleo incandescente della terra. Mi chiedevo perché il mondo si fermasse in quei momenti, perché il cielo sembrasse scendere dentro la sala e invadere ogni cosa. Avevo l’impressione che nessun gesto avrebbe incontrato resistenza. Ero un piccolo dio, di quelli senza nome, caduto su un pianeta di donne e camerieri, all’hotel Le Dune di Sabaudia. Ora non ci sei, e resta un uomo che sale sul colle appena fuori le mura, col suo carico di ricordi messo di traverso sulle spalle. Spero di ritrovarti presto, quando la pietra dell’ultimo albergo sarà rotolata via da un giovane dagli occhi azzurri e l’abito sporco di sabbia.
