Erano ormai sette anni che Giorgia non faceva visita alla tomba di famiglia: prima c’era stato il rifiuto, poi il dolore, poi l’imbarazzo. Infine la stanchezza.
A una scusa era succeduta l’altra, e pian piano tutti avevano semplicemente smesso di pretendere la sua presenza, anche i morti.
Per lei l’intera liturgia della visita non aveva senso: puzzava d’ipocrisia e pentimento tardivo, nonché di una superstiziosa forma di assicurazione per il futuro. Continua a leggere
Settanta volte sette
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