Tu che leggi, anche tu lo sai che le cose sono molto cambiate. Non una catastrofe eclatante, uno tsunami o un undici settembre. E’ la realtà che è cambiata, lentissimamente, impercettibilmente, ci siamo svegliati un giorno e il mondo era senza futuro, senza suono, senza sogni. Solo una smania comune, di gridare (per sentirsi prima che farsi sentire), di essere pubblici (per vedersi prima che farsi vedere): “una civiltà morente che butta semi con furia, come per un mandato primordiale. E tutti a scoprirsi addosso dei talenti, tutti a voler lasciare un segno. Diari, confessioni, prove tecniche di fine del mondo: fioriture tardive, che l’inverno stava già per bruciare” (così scrive Silvia Tebaldi, e così può scrivere solo chi ha vero talento nelle vene).
Tu che leggi, sai anche che tutto questo è in cammino da molto tempo: un declino umano più che una folgorante apocalisse, ma anch’esso ha avuto i suoi profeti. “Non mettere l’insetto in copertina, scrive Kafka all’editore della Metamorfosi: nessuno mostri l’insetto, neanche da lontano. Lo sa benissimo Kafka, il perchè. Lui sta scavando il pozzo di Babele. E dalla morte di Gregor Samsa, rappresentante di tessuti, la letteratura si è riempita d’insetti.
Continua a leggere
Vuoto centrale, di Silvia Tebaldi
1 Replica
