
di Michele Lupo
Nemmeno essere dentro e in prima fila nella «scuola di Buenos Aires» e dei «cuentistas», gli scrittori di racconti fantastici che di tanto prestigio hanno goduto in Europa, ha fatto crescere più di tanto l’apprezzamento di Silvina Ocampo fuori dalla cerchia ristretta di pochi cultori forse non meno eccentrici di lei. Né, ogni volta che se n’è scritto o parlato, si è riusciti a evitare il riferimento alle sue prestigiose e ingombranti parentele, dalla sorella Victoria al marito Adolfo Bioy Casares Continua a leggere
