Per sviluppare appieno il suo indubbio talento di poeta, il romagnolo di riviera Stefano Simoncelli (classe 1950) ha dovuto passare oltre due file di scogli molto perigliosi: il primo scoglio è coinciso col suo precoce incontro – nella nobile avventura della rivista “Sul Porto”, fondata nel 1973 – con una delle voci più significative del secondo ‘900 italiano, appartenente al sodale e conterraneo Ferruccio Benzoni, morto a meno di cinquant’anni nel 1997. Quella che un grande critico come Harold Bloom ha chiamato “l’angoscia dell’influenza” dev’essere stata davvero forte e lunga più di un decennio, per Simoncelli. Ma lui (anche tennista di vaglia come già Giorgio Bassani e Antonio Porta) ha progressivamente trasformato nel tempo la tensione agonistica derivata dal confronto con un alter ego tanto potente in una capacità inesausta di lavoro ed impegno, fra giusto omaggio e convinzione sempre più ispirata di poter giocarsela alla pari, con Ferruccio. Continua a leggere
La poesia vista dalla luna. Trentarighe di Alberto Bertoni 3. Stefano Simoncelli
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