Che cos’è l’uomo, perché te ne curi, il figlio dell’uomo, perché te ne dia pensiero? Il salmo 8 ci ricorda chi siamo, quale e quanta fragilità dimori in noi. Eppure il cielo si posa su questa povertà, la magia del suo colore ci trasforma.
Ci abbattiamo, per i nostri difetti: li percepiamo sempre meglio man mano che cresciamo. Dove andremo, con zavorre come queste? Ma Gesù ci invita a confidare: penserà Lui a trasformarci, a stanare la novità dal nostro cuore.
Gesù ci ama. Sembra uno slogan: ricorda una vecchia pubblicità di jeans, che invitava a un’ambigua sequela. Ma è questo il punto: l’amore di Dio ci salva dall’equivoco mortale del concupiscere: voler possedere è l’esatto contrario della vita, che è consegnarsi, lasciarsi trasformare.
L’azione nasce dall’amore. Solo se ci diamo totalmente a Dio sboccia l’opera vera, quella che è frutto di un’unione. Più ci abbandoniamo, più Gesù può trasformarci dal di dentro, invadendo ogni spazio, facendo di noi il capolavoro che ha pensato da sempre.
Riparare il passato con Gesù: anche questo è possibile. Unirsi a Lui significa trasformare ogni cosa, toccare con mano che nulla resta come prima. Ci ha dato tutto: perché non ricambiarlo? Perdersi in Lui e ritrovarsi altri, mutati da anatroccoli in cigni.
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