La ragazza osserva il vuoto. L’immagine è di profilo, in bianco e nero. Sullo sfondo, nuvolaglie anonime che non lasciano presagire nulla di buono. La prima volta che osservai quella copertina, lo sguardo della ragazza mi parve sereno. E in fondo è così anche adesso, nonostante la notizia della scomparsa dell’autore sia ancora fresca e il solco nell’anima profondo. Osserva il vuoto, la ragazza. Con i capelli tirati dal vento. Non c’è sorriso, ma nemmeno inquietudine. L’amore, a volte, graffia il mondo… ma non gli sguardi. Non sempre, almeno.
Il romanzo è “Per Antonio, che è andato appena un attimo di là”. È dedicato a lui, il libro. Lo scrittore lo precisa nella nota finale: “personaggi, luoghi, situazioni che a qualche lettore potessero sembrare veri o accaduti sono solo il frutto di una sintesi letteraria tra realtà e fantasia, di quella particolare capacità che appunto la letteratura possiede di fornire una verità altra raccontando storie. In altre parole, come ha scritto Antonio Tabucchi, al cui ricordo questo libro è dedicato, raccontando menzogne. ”
Rileggo questa breve nota e penso: quant’è bravo. Vedi? mi dico. Riesce a trasformare in virtuoso lirismo letterario anche il classico riferimento al “puramente casuale” dietro cui, in genere, si cautela uno scrittore per proteggersi dall’eccesso di reale contenuto nelle storie. Quant’è bravo, sì. Lo sussurro tra me, consapevole della mia difficoltà a formulare la frase usando l’imperfetto. Continuo a pensarlo al tempo presente. Come se fosse ancora qui.
L’avevo incontrato qualche mese prima. Gli avevo chiesto di raccontarmi di lui, di spiegarmi com’è che era diventato scrittore, quali erano state le letture che lo avevano reso il romanziere del dolore perfetto. Fu una bella chiacchierata. La conservo nel cuore. Continua a leggere
Lo scrittore che amava le storie
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