Mettersi al riparo dell’Ostia, sapere che niente può proteggere di più, e trovare la pace: un buon programma per l’hanno già iniziato. O il solo modo perché inizi davvero.
Soffrire non è inutile né disperato. Qualunque dolore può essere vissuto in unione con Gesù. È questo che rende preziosa un’esperienza da cui spesso si fugge, mentre è la vera intimità con Dio.
C’è qualcosa da cui pensiamo di non poterci separare? A volte è un oggetto religioso, o qualsiasi altra cosa ritenuta indispensabile. Ma una cosa soltanto non dovrebbe mai mancare: il Vangelo. Proviamo a esercitarci in questa scelta.
Gesù sembra lontano, insensibile alle nostre richieste, muto e sordo, in cieli irraggiungibili. E invece è vicinissimo, nel cuore: basta tendere la mano, per toccarlo.
Vedere Gesù in tutto è un esercizio. Cosa accadrebbe se fosse qui? Ma che Lui sia qui è il principio stesso della vita nuova: sarebbe ora di rendersene conto.
Portare Gesù con noi: è il modo più efficace per vivere secondo lo spirito, per connetterci con la frequenza della vita. L’amore ha una lunghezza d’onda inconfondibile: Gesù ce la ricorda, stando con noi ogni giorno, fino alla fine.
È il Signore che ci insegna ad ascoltarlo: è Lui che orienta il cuore alla frequenza, alla lunghezza d’onda delle Sue parole. Non disperiamo, quando la linea cade: sarà Lui a riconnetterci, al più presto.
Gesù non solo è in noi, ma lo è più di noi stessi. Per questo la preghiera è decisiva: se è Lui che agisce, sapendola più lunga, permette che tutto vada come deve andare.
Dio ama il silenzio. Unirsi a Lui è possibile anche e soprattutto in questo territorio trascurato, a volte sconosciuto. La sua dolcezza è più intensa del vortice della parola.
Stare con Gesù, ovunque siamo. Dio non si trova solo in chiesa: ci segue – o lo seguiamo – in qualunque spazio o tempo. L’arte del credere è tenerlo con noi, farci fare compagnia.
L’amore è stare, sempre, anche lontani, anche impegnati in lavori faticosi. La preghiera del cuore è un esserci eterno, una strada che congiunge, anche quando la partenza e l’arrivo, l’io e il tu, sembrano luoghi irraggiungibili.
Parlare a Gesù: sembra da folli, da mistici che non toccano terra. Ma lo chiede. C’è un muro che bisogna abbattere, uno scenario da scoprire. Una vita da vivere, che aspetta.
Gesù desidera incontrarci. Trovarci nel silenzio, stare con noi, è qualcosa a cui tiene più di quanto immaginiamo: lo priveremo di una gioia? Lo faremo aspettare inutilmente? Stringersi a Lui è il segreto della vita.
Vogliamo vedere Gesù, dicono quei greci nel Vangelo. Abbiamo lo stesso desiderio. Ma qui, sulla terra, è possibile solo partendo alla volta della verità, perché Lui è la verità. Basta non fare nostra la posizione di Pilato: cos’è la verità? È lì che si apre l’abisso della lontananza.
Siamo fatti per la settima stanza, la cella del vino, la camera in cui il Cristo dice di entrare e pregare nel segreto. Lui è lì: quale posto potrebbe essere migliore?
Preghiera è attenzione, perché la grazia scorre attraverso il canale dell’unione con Dio. Se vogliamo saziarci e dissetarci, dobbiamo mangiare e bere, non limitiamoci a pensarlo.
Quando qualcosa ci manca, prendiamola da Cristo: non si impone, rispetta la nostra libertà; ma tutto ciò che è Suo è già a disposizione. Ne fossimo coscienti, la vita cambierebbe.
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