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Grazia

In stato di grazia il Signore è con te. Lo avverti come il rumore del mare dentro la conchiglia, come i passi nel corridoio di casa, in cui subito riconosci tuo padre, tua madre, tuo fratello. Tenere sgombro il cuore è la migliore accoglienza.

Il ricordo

Alcune cose bisogna soltanto sopportarle: il male, sulla terra, è inevitabile. Ma c’è un modo migliore per farlo: pensare a quanto ha sopportato per noi l’Uomo dei dolori, che ben conosce il patire. Condividere tutto, unirsi a Lui, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, come se fosse impossibile rimuoverne il ricordo: così è un’altra cosa.

Il tralcio

Il problema non è spirituale, è agricolo: se il tralcio è staccato dalla vite, può finire nelle mani migliori, ma è destinato a morire. Se è innestato, anche in mezzo agli imprevisti del tempo, porterà frutto e vivrà.

Favole

Siamo figli di Dio. Se afferrassimo il concetto, cambierebbe il mondo. Ci renderemmo conto della verità: la favola non è quella di un Dio sceso sulla terra, ma quella di un uomo che vuol farne senza.

Dei due uno

Al cuore occorre un altro cuore con cui consentire, comunicare, condividere. S. Agostino dice che il nostro cuore è inquieto, finché non riposa in Dio: l’auto affermazione produce una tensione continua, che può diventare intollerabile. L’amore, invece, fa dei due uno: è l’abbandono che pacifica e guarisce.

Quando

Quando siamo privi di forze e ci sembra impossibile proseguire nel cammino, quando ogni risorsa pare esaurita definitivamente, proprio allora dobbiamo prendere le forze da Gesù, contare sul Suo sguardo, la Sua voce, il Suo amore inesauribile.

Il Tutto

C’è qualcosa che rischia di fermarci: il dolore estremo, la paura, l’agonia che priva di ogni cosa. È il momento di offrire l’istante sapendo che c’è Lui, anche nell’assoluta povertà; anzi, proprio se vediamo il nostro nulla, il Tutto può prenderne possesso.

Benedetto

Invitare Gesù come fosse un ospite d’onore; fare tutto con Lui, come non fosse possibile altrimenti, anzi, come fosse la scelta insuperabile: questo desidera da noi. Il giorno in cui lo capiremo, sarà un giorno benedetto.

Cio che è

Sarebbe bello se in ogni cristiano si vedesse Gesù Cristo: se ognuno trasmettesse l’esperienza che di Dio fa nella sua vita. Niente sarebbe d’ostacolo alla gioia: anche il dolore si trasformerebbe, tutto diventerebbe ciò che è.

In me

Senza Gesù non possiamo far nulla. È così difficile capirlo? Si inizia a vivere comprendendo questo, perché Lui comincia a vivere in noi, a compiere il miracolo della trasformazione radicale. Nel momento della morte ci sarà il massimo sforzo; allora sì potremo dire con san Paolo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.

Il grande passo

Gesù dice a Gabrielle di sforzarsi di pensare la Sua presenza reale. Nei tabernacoli custodisce una quantità immensa di doni, ma nessuno glieli chiede. Prima o poi lasceremo tutto per attaccarci solo a Dio: questo è il segreto. Ogni giorno ci addestriamo al grande passo.

Unione

Gesù non si allontana da noi un solo istante. Neanche le cose più umili ne distolgono l’attenzione. Anzi, preferisce la piccolezza, è attratto da ciò che scartiamo e denigriamo. Vuole essere amato come il più caro degli amici, soffre per la nostra tiepidezza, ci esorta all’unione.