Rileggere Jules Verne può essere un’esperienza dolorosa come incontrare la compagna di banco che ci faceva battere il cuore e trovarla ingrassata, disfatta, con dipinta sul volto una fisionomia da inconsapevole megera, e immaginare la vita d’inferno che avrà fatto passare a marito e figli negli ultimi quarant’anni. Eppure anche così, anche davanti all’evidenza del disinganno, capita di cogliere in un gesto, in un’occhiata, l’eco di sensazioni che credevamo perdute, di desideri che in gioventù ci sembravano nuovi e sconvolgenti e mai provati da nessuno, e che anche oggi non vogliamo riconoscere per quel che sono: vecchie esche di una vecchia trappola. Continua a leggere
Verne
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