Una risposta di Vito Mancuso


pubblico qui una risposta che Vito Mancuso mi ha inviato in relazione ai commenti al suo intervento precedente.

Siamo davvero sicuri che l’amore non è logico? Io non lo penso, io penso che l’amore lo sia, ma non di quella logica ragionieristica dell’esattezza che non conosce la gratuità, ma di quella logica cosmica che è gratuità, ordine gratuito dal quale veniamo.

C’è una frase di Teilhard de Chardin del 1934, per la quale si attirò i fulmini del Vaticano, dove dice (grossomodo) che potrebbe anche non credere più in un Dio personale, nel Cristo, nello Spirito, ma non potrebbe mai cessare di credere al mondo, alla bellezza e alla logica del mondo.
Qualche anno fa queste parole mi avrebbero irritato. Io vengo dalla negazione luterana della natura, dalla teologia della croce, dalla teologia che crede in Dio in quanto totalmente altro rispetto alla logica della forza che si vede all’opera nella natura. Vengo dal dolore che la natura sa produrre in modo spietato in alcuni suoi figli, mi sono sempre sentito vicino a Leopardi e al suo Islandese.
Ma un giorno, proprio guardando le cure che alcuni esseri umani rivolgono gratuitamente ad altri esseri umani, mi sono chiesto: perché lo fanno? e perché, facendolo, sono felici? La domanda poi si è approfondita: perché siamo tutti (tutti!) attratti dal bene? perché il bene ci commuove, e piangiamo come bambini anche guardando un film, quando sappiamo benissimo che è tutta una finzione il più delle volte messa in scena solo per guadagnare? Perché si può tranquillamente rifiutare Dio con tutte le immagini di cui è stato rivestito, e ciononostante volere sempre il bene, giungendo anche a sostenere la nobilissima impresa di un’etica senza Dio, senza ricompense, senza vita future, solo il bene per il bene stesso?Ora che scrivo non riesco a trovare nessun pensatore di rilievo che abbia rifiutato il bene in quanto bene. Tranne, ovviamente, Nietzsche. Di lui mi sono occupato a lungo, e non è il caso qui di approfondire. Ma una cosa si deve dire: che Nietzsche rifiuta il bene in quanto “umano troppo umano”, non il bene in quanto ordine cosmico, tanto che giunge a porre come valore assoluto l’amor fati. Anche Nietzsche quindi non rifiuta il bene. Contesta che il bene vero sia il bene dell’uomo, contesta che il mondo si curi degli uomini, dicendo piuttosto che l’uomo si deve uniformare al mondo, deve uniformare la sua azione alla forza ordinata e impersonale del mondo, e che proprio questo è il bene, la forza impersonale del mondo. Quindi neppure Nietzsche rifiuta il bene. Nessuno lo fa.
Perché?

Perché il bene è il linguaggio più universale che c’è, anzi è l’universale, è il logos che a partire da 15 miliardi di anni fa ci ha condotti a essere qui. Il bene è logico, di quella logica molto più ampia della mente umana e i suoi calcoli astuti, quella logica che è l’anima del mondo. La differenza tra il logos che guida il mondo e quello che gli uomini il più delle volte utilizzano, è la stessa di quella che c’è tra intelligenza e furbizia. Il vero intelligente non è mai furbo. L’intelligenza vera e somma ha sempre in sé un che di purezza, quasi di ingenuità.

L’amore è veramente tale quando supera il livello del semplice sentimento soggettivo (che può essere anche infantile e distruttivo) e pone il sentimento al servizio delle relazioni, volendone far diminuire il tasso di disordine aumentando così l’ordine, l’armonia.

Quando mi sono trovato di fronte a esseri umani così liberi verso i propri sentimenti da essere in grado di porli a edificazione della relazione con l’altro, ho incontrato la cosa più alta che abbia mai visto. E per “libertà verso i propri sentimenti” intendo anche i sentimenti dell’appartenenza ecclesiale, il desiderio di evangelizzare, di convertire e cose di questo genere. Penso che l’uomo veramente maturo è colui che vuole stare con gli altri per quello che sono, amandoli così come sono, immagine del Cielo che fa piovere o manda il sole indifferentemente su ogni suo figlio.

7 pensieri su “Una risposta di Vito Mancuso

  1. francescamatteoni

    Sull’amore – credo sia la cosa più logica, del mondo. Che nella sua semplicità sfiori il buon senso, ciò di cui si difetta infatti. Molto buon senso c’è pure nel comandamento dell’amore e in come Kierkegaard lo interpreta (ma anche Simon Weil, trasversalmente, quando vede nel Cristo umano un emblema di fratellanza e lo preferisce ad ogni resurrezione). Non è possibile amare un altro se prima non si è fondato questo amore in noi stessi, se non si è amato un senso umano in noi. Perché allora si è capaci di compassione, di “sentire insieme”, di mettersi accanto all’altro e di lasciare perfino che sia l’altro a guidarci. E quello che ci viene in cambio non ha prezzo.
    Però, personalmente, non mi sento immagine di nessun cielo. Mi sento il frutto, a volte distorto, negato di uma memoria collettiva, umanissima. Come donna prima di tutto. Alla parola “convertire” che mi ha sempre infastidito preferisco quella “ascoltare” – in un mondo che urla costantemente, che ha la violenza dell’urlare più forte così radicata in sé che pur di metterti a tacere ti stacco la testa a coltellate. Anche se hai due anni (scusate il riferimento a cronache recenti).

  2. Lucianna Argentino

    Ho letto con molto interesse e partecipazione il libro “Per amore” di Vito Mancuso e tra le tante cose mi ha colpito quando afferma di credere in Dio perchè crede nel bene (e viceversa?)… Il tema del bene è un tema che sento molto, anch’io credo in Dio e nel bene ma quando mi sento dire da una persona che fa del volontariato perchè la fa stare bene rimango un po’ perplessa. E’ dunque questo il bene di cui siamo capaci? Di un bene che fa stare bene prima noi e poi l’altro? Viene dunque sempre prima il nostro bene e poi quello dell’altro? E allora che differenza fa se dico che faccio del bene perchè mi fa stare bene o se dico che faccio del bene perchè così vado in paradiso? (Sfido comunque chiunque a trovare un vero cristiano che afferma di fare del bene per avere una ricompensa nell’aldilà!) Gesù ci dice di amare, di amarci gli uni gli altri COME Lui ha amato noi e a questo prima di tutto si deve prestare ascolto per riuscire a vedere in ogni essere umano che incontriamo, più o meno bisognoso, il Suo volto e non il nostro. E’ per questo che oltre all’ascolto secondo me ci vuole invece proprio una conversione, parola che trovo bellissima, perchè senza quella trasformazione del cuore e dello sguardo non ci può essere amore.

  3. Fabio Brotto

    Il problema qui è quello dell’ordine (o disordine) del mondo, e dell’amore in esso. In quest’ordine è inserita anche la forza, la violenza. Dei bruti prima, poi degli umani. E il dolore e la malattia, dei bruti prima,poi degli umani. Il pensiero teistico si scontra inevitabilmente col dolore del mondo, conflagra col suo problema. Da Giobbe in poi è sempre stato così. E’ il problema della Creazione, del male che è in essa già prima del sorgere degli umani, della caduta della Creazione, del bambino innocente che soffre e muore.Il piccolo africano che si avvicina al fiume e viene azzannato da un coccodrillo: da quale amore proviene questo? Anche nel male poi ci può essere gratuità: come in Sapia senese (Purgatorio XIII) che odia i suoi concittadini anche a prescindere dal proprio utile e contro di esso, per invidia pura.

  4. sebastiano

    Il Bene, già; quello che ci fa amare indistintamente, un albero e nostra madre. Senza distinzione. Il Bene che ricrea, che sa perdonare. Perdonare; assolvere dalla pena, rimettere in grazia. L’etimo ci dice, insomma, che il Bene e il perdono rimettono a posto, quindi tornano indietro. Ecco perché al Bene è collegata una nostalgia del paradiso, del perduto per sempre.E pedonando, forse, pensiamo che le cose posano ritornare a posto, nel tempo anteriore al disordine.
    Sebastiano

  5. elena f.

    l’amore non è logico se per logico intendiamo qualcosa che possiamo comprendere con la ragione. altrimenti che bisogno avremmo di parlare di scandalo della croce o di rovesciamento dei valori nelle beatitudini o di conversione del cuore?

    certo se per logico intendiamo “en archè en o logos kai o logos en pros ton theon kai o logos en ton theon” allora possiamo anche dirlo. ma in quel caso come vede c’è bisogno di una specificazione.

    la logica dell’amore è il paradosso del dono di sè, anche quando questo conduce su sentieri che non vorremmo mai attraversare, per vie che non erano le nostre vie. è il paradosso di un dono che non è esclusivo di chi crede. anzi spesso appartiene proprio a coloro che con la ragione proprio non riescono a credere.
    “quando, signore, avevi fame e ti abbiamo dato da mangiare…?”
    il bene è capace da solo di superare le barriere delle nostre definizioni e sa farsi artefice di mondi nuovi laddove non sarebbe logico vederli realizzati

    elena f.

  6. fabiobrotto

    E leggo nel bellissimo romanzo “L’ordalia” di Italo Alighiero Chiusano (Rusconi, Milano 1979, pp.50-51):

    Quello tacque, col volto triste.

    ” Guarda il mondo, ” lo esortai, facendo forza alla mia voglia di tacere, “ammira le cose belle che Dio ha fatto! ”

    Lui si guardò intorno, ma come se un velo gli trasformasse quel giorno di sole in una sera di pioggia. Mi prese per il polso.

    ” Osserva! ” mi mormorò all’orecchio. Stentai a comprendere che cosa dovessi osservare, poi scoprii ch’era una ragnatela appesa tra due rami di un albero. Bellissima orditura di fili d’argento, che si cullava alla brezza da far quasi udire un suono d’arpa. Ma in realtà l’unico suono era il ronzio rabbioso di una mosca impigliata. L’uomo indicò un angolo della tela dove già avanzava, lento e feroce, un grosso ragno.

    ” E’ la natura ” mormorai.

    ” Chi creò la natura? Chi ha dato istinti a bestie e a uomini per rubarsi la vita e il piazere? ”

    Il ragno aveva raggiunto la mosca, e mentre quella continuava a ronzare l’avviluppava e pinzava con calma. Feci per strappar la tela, ma l’altro mi fermò.

    ” Come! Distruzzi l’opera di Dio? Non rispetti i suoi voleri? O grande bestemmia! ”

    Ripresi a camminare e l’uomo mi affiancò in silenzio.

    ” Non credi in un Dio buono? ” gli chiesi.

    ” Credo, sì, in un Dio buono: ma occorre… distinguere e non confondere, amize! “

  7. vbinaghi

    Un mio amico monaco mi dice sempre che, quando si parla dell’uomo, bisogna vedere se è Adamo prima della caduta, o dopo. O l’uomo che è divenuto, ora che il disordine è habitus e tradizione. O il Dio-Uomo che è Cristo, o l’uomo condotto da Cristo alla salvezza.
    Quello che Mancuso chiama la logicità dell’amore, si applica ad alcuni di questi tipi dell’umano, ma forse non a tutti.

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