Ivan il terribile e La congiura dei Boiardi

Di Luigi Metropoli

ivan

Affresco storico? Dramma politico? Tragedia privata? Propaganda ideologica? Un film dal respiro universale, un attraversamento delle stanze del potere, della sfera privata di un monarca (il dramma di Ivan è l’impossibilità di scindere il pubblico dal privato). Dramma d’interni ed interiore, storia di una nazione (il presente visto dal passato) e, allo stesso tempo, film tremendamente umano nella rappresentazione di un individuo destinato al potere e perseguitato da coloro che non accettano la sudditanza.

E’ il destino di un capo (quanti motivi per pensare al culto della personalità staliniana, già evidente nel precedente Alexandr Nevskij, e quanti per vedere nei Boiardi gli oppositori interni al regime: fin troppo facile. Del resto le musiche sono di un altro bolscevico convinto: Prokof’ev). Ma IVAN IL TERRIBILE/LA CONGIURA DEI BOIARDI è molto di più nella sua splendida sceneggiatura (Ejzensteijn costruisce quasi un dramma shakespeariano scolpendo a tutto tondo la figura dello zar: un Re Lear che trova il coraggio di reagire sulla scena politica, un predestinato Macbeth, un tormentato Amleto). In nessun film si vede entrare così prepotentemente la vita (intesa come somma delle vicende umane, vivisezionate al microscopio, nel dettaglio) né tanto meno è dato di vedere una tale arte nel rappresentarla drammaturgicamente/filmicamente. I dialoghi sono di notevole forza letteraria; le immagini e il ritmo squisitamente cinematografici. L’attesa della congiura permea l’intero film (entrambe le parti), l’aria di sospetto impregna le stanze del palazzo, non altro che una gabbia, e le reazioni del sovrano puzzano di purghe staliniste. Ma, come dicevo, l’esaltazione del capo è solo uno degli aspetti. La figura di Ivan, in alcuni atteggiamenti da perseguitato e da uomo solo, si identifica più nella vittima che nel carnefice. La vittima è Ejizensteijn stesso, costretto a forti limitazioni dal regime. Ivan è Stalin e Eijzensteijn. Ecco il motivo per cui il film rappresenta la totalità dell’umano in tutte le sue sfaccettature. La sua grandezza è da attribuire alla completa cancellazione di qualsiasi dialogo didascalico (in Alexandr Nevskij ve ne erano, tra l’altro non imputabili a Ejizensteijn che dovette subire censure ed aggiunte), alla straordinaria ricostruzione storica, alla potenza delle immagini, al ritmo (più che drammaturgico) del montaggio, e naturalmente alla presenza dominante di Ivan. Ejizensteijn rinuncia al formalismo che lo contraddistingueva nel primo periodo. Il suo montaggio ossessivo diventa ora più funzionale alla narrazione, assicurandole ritmo e solennità. La straordinaria recitazione, volutamente sopra le righe, necessariamente teatrale, dà uno spessore epico alla vicenda, accostandola grandiosamente ai toni da tragedia. Nessun personaggio è tipizzato: ognuno pulsa di autentica vita. La maestria dello Ejizenstein regista risiede principalmente nella costruzione degli spazi, nella cura dei dettagli, ognuno semioticamente pieno di informazioni (ogni oggetto è innanzitutto una presenza, che si snoda, poi, in funzioni narrative e/o simboliche), nei rapporti volumetrici, magistralmente risolti nelle opposizioni luci-ombre. Tutto finalizzato alla ricerca di uno stile alto, sublime. La sperimentazione continua di questo regista lo porta anche ad operare con il colore (due sequenze in LA CONGIURA DEI BOIARDI non sono in bianco e nero), usato più in maniera espressionistica che non realistica: crea “atmosfera”. Ogni inquadratura è un dispositivo perfetto di compiutezza formale, slancio narrativo, strategia di tensione. Uno dei film più grandi della storia. Nessuna paura nell’affermarlo. Dopo questo film Sergej Michailovic non fu più, per il regime, “un buon bolscevico”.

6 pensieri su “Ivan il terribile e La congiura dei Boiardi

  1. Luca Ariano

    Stupendo film di un regista grandissimo che con la sua tecnica di montaggio innovativa ha dato nuova spinta al cinema. Putroppo è stato “ridicolizzato” da un film di Fantozzi, ma La corazzata Potemkin (per altro breve e non lunghissimo come nella parodia) è un capolavoro assoluto.
    Un caro saluto

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  2. vocativo

    Grazie, Fabrizio, per aver dato spazio a questa piccola nota su un capolavoro del cinema.

    Luca, grazie del commento. Tuttavia Il secondo tragico Fantozzi non è film banale. Dietro ogni intento parodico si nasconde un ragionamento sull’arte e in più quel film dà voce ad una disillusione totale nei confronti della società italiana. E’ una comicità lunare che a guardar bene strizza l’occhio niente di meno che a certo Jaques Tati. Ma sto divagando…

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  3. Luca Ariano

    Ho presente Tatì!Grandissimo. Adoro il Signor Hulot. Ma diciamo che la satira di Fantozzi non è tra le mie preferite. Preferisco molto più i Germi, i Risi, i Monicelli, ecc….ma una questione di gusti. Sicuramente certi aspetti sociali li ha ben evidenziati, però, a mio modesto parere, a volte calca troppo la mano, semplificando. Io non sono certo un critico cinematografico, parlo da semplice spettatore e amante di cinema!
    Un caro saluto e grazie ancora per la tua bella analisi

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  4. Javier

    Stavo cercando qualcosa su Eisenstein e non só come ho caduto qui, e con il mio italiano quasi dimenticato.
    Auguri per il racconto, é veramente splendido, non abbiamo qui nella Spagna molto su “il vecchio cinema” e il pó che cé non é buono. Non sarebbe giusto dimenticare il capolavoro di Eduard Tissé, nella mia modesta opinione il meggiore regista di fotografie della storia del cinema. Quelli angoli sembrano i film degli tedeschi (Caligari,Nosferatu,…).
    Saró atento si fatte un altro raporto di Eisenstein e mi piacerebbe leggere la vostra opinione di Dziga Vertov e di su KinoGlaz (in italiano dove essere Occhi cinema).
    Un vero capolavoro, auguri un altra volta e scusate il mio italiano,

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