
Barbara Reynolds (93 anni), ha recentemente pubblicato “Dante: the poet, the political thinker, the man” uno studio di oltre 500 pagine che, indagando a fondo la vita e le opere di Dante, giunge a questa conclusione clamorosa: le visioni dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso erano ispirate a Dante grazie a delle droghe di cui il poeta faceva uso. La sua traduzione della Divina Commedia (in parte realizzata con Dorothy Sayers) è quella più usata nei Paesi di lingua inglese. “Dante drogato” è il titolo con il quale la rivista “Times Literary Supplement” il più prestigioso periodico letterario britannico recensisce il libro della dantista. Pare che però, la Reynolds abbia fatto la scoperta dell’acqua calda perché altri prima di lei avevano pensato la medesima cosa. Discordi comunque i pareri: Giulio Leoni, professore di letteratura italiana, non ammette dubbi sul fatto che il Divino Poeta abbia consumato stupefacenti «La dantistica ufficiale ha lasciato in ombra molti aspetti della vita di Dante. È stato imbrigliato dalla critica accademica, quasi tutta di impianto cattolico, che lo voluto un po’ imbalsamare come grande poeta della cristianità…già nell’antichità si conoscevano le particolarità di alcune piante; dall’oppio alla cannabis. Dante da giovanissimo si iscrisse all’arte degli speziali: lo aveva fatto strumentalmente per aggirare il divieto di fare politica, ma le Corporazioni difficilmente ammettevano qualcuno che non sapesse nulla di quello che insegnavano. Dante conosceva bene la farmacopea e quindi sapeva quali piante usare. Nel miei romanzi immagino più volte che si preparasse da solo “rimedi” per i suoi malanni. Perché non avrebbe dovuto utilizzare quelle piante per altri scopi? chi può escluderlo?».
L’idea del Paradiso scritta da Dante sotto gli effetti della cannabis e della mescalina viene, invece, definita da Vittorio Sermonti, come «una sciocchezza, una totale scemenza… mi auguro proprio che lei non l’abbia scritto così perché, per quel che la conosco, è una studiosa seria, persino un po’ noiosa, e mi sembra strano che abbia scritto un libro scandalistico…penso che prima dovrei leggere il libro».
Per fortuna nel suo libro la Reynolds non parla solo di questo, anzi pare che questa scoperta occupi pochissime righe, infatti si può leggere delle dimensioni della scatola cranica di Dante, delle sue amicizie, delle sue frequentazioni, del fatto che abbia avuto o meno figli. Insomma molte notizie ghiotte.
notizia ansa del 30.01.07

Ho avuto una certa frequentazione con gli stupefacenti e non mi risulta che abbiano il potere di migliorare la creatività artistica, semmai quello di rimuovere certe inibizioni. Ho letto l’articolo sul giornale e, sinceramente, l’ho trovato squallido. Non si sa più cosa fare per rimuovere la spiritualità dell’arte, che dispiace ai farmacisti e a quei poeti mancati che spesso sono i critici
Mi sembra come quando si era studentelli al liceo e si diceva scherzando, un po’ stanchi di studiare Dante (non capito per la troppo giovane età…): “Ma dante si droga che scrive ‘ste robe?” A parte questa facile battuta che molti penso abbiamo fatto da ragazzini mi pare una sparata un po’ grossa. Ho letto anche io l’articolo sul Correre e nutro qualche perplessità,mi associo al pensiero di Binaghi. C’è molto mistero sulla vita di Dante, ergo si va davvero a tentoni…
Un caro saluto
Giusto, Antonella, non è sufficiente drogarsi per scrivere la Divina Commedia, bisognava stare completamente fuori!
Comunque, scherzi a parte, il rapporto tra scritture e droghe è vecchio quanto il mondo e si impianta anche molto sul fatto che il poeta era visto come un essere quasi dotato di poteri superiori, colpito da un dio. Se si pensa anche agli sciamani e a tante arti magiche di popoli in cui la parola era legata con l’uso di sostanze (sembra perfino che l’oracolo di Delfi fosse situato in un luogo a forte esposizione di gas). Quindi non mi sconcerta più di tanto la possibilità di un Dante-Speziale, che magari è anche vero.
esco appena adesso della rosa dei beati (cosa fare la domenica pomeriggio, dopo esser salito sulla montagna purgatoriale, se non leggere qualcosa di psichedelico?:-)
il fatto è che dante ha visto (e tradotto) la natura dell’infinitamente grande nell’infinitamente piccolo della lingua. Gli occhiali per siffatta operazione -com’è noto – sono l’immaginazione mostruosa e le innumerevoli letture fatte in precedenza, che gli diedero il là per l’orchestrazione immaginifica dell’opera.
Voc, ma ti vedi l’alighieri al sert fiorentino a bere metadone con la destra, mentre con la mano sinistra regge una moleskine per gli appunti di un viaggio a venire?
No, stefano, sinceramente non me lo immagino. Tutta la tirata sulle droghe era per dire che se ne son dette tante su tutti e quindi magari un Dante Speziale ci può stare 😉
ma guardali lì che bel terzetto + 1
concordo pienamente con il commento n. 2 di antonella; gli asini, pur drogati, continuano a ragliare.
@Gugl: più che per il metadone propenderei per la cannabis, da quel che ho sentito amplifica i sensi…
Ma se devo esprimere un mio parere, concordo con Valter, mi sembra tutto molto gonfiato,
e Dante era già di per se
Tanto.
qui ci vorrebbe il De Martino. personalmente ho fumato solo mezzo spinello, in vita mia, quindi non sono competente in materia. sul fatto degli asini concordo pienamente. riguardo ai libri scandalistici, secondo me si scrivono prima dei 93 anni, perché dopo hai poco tempo per sfruttarli. saluto il terzetto ritrovato in questa contingenza speziale.
fabrizio
speziale davvero, Fabry, così come il tuo umorismo ritrovato.
A Carla: la cannabis fa ridere (ma non in tutti i sensi) 🙂
A Voc e Ali: vocali
Sinceramente Fabry sono nelle tue condizioni, nel senso che non saprei quanto potrebbe servirmi farmi di qualcosa per migliorare l’arte e neanche per migliorare tutto il resto.
Gugl: le faccine non mi sono mai piaciute, infatti!
Dante nel bene e nel male unisce sempre tutti!Che grandissimo poeta…anche quando si parla di cannabis!:-)
Un caro saluto
dante
🙂
Beatrice
😐
Carla
🙁
Ciao Anto, oggi non ti ho ancora salutato.
non rispondo alla tua domanda tanto onesta e gentile
😉
a carla :*)
buona notte gugl. vero non mi hai salutato. a.
Altro che canne dantesche! Forse è la nonna 93enne a farsele! 😉
Per riportare l’ordine, QUI ci vuole Sanguineti…
Nel ’76, ho scritto una poesia sul fare poesia.
È organizzata come una ricetta di cucina. Vi è il consiglio di prendere, proprio alla Stendhal, “un piccolo fatto vero (possibilmente fresco di giornata)”, e di trattarlo curando spazio e tempo, con date precise, con luoghi definiti, con personaggi obiettivamente riconoscibili, in vista della preparazione di “una pietanza gustosamente commestibile” e, alla Brecht, “verificabile”.
La poesia, scriveva in quel testo, è una particolare “specie di lavoro: mettere parole come / in corsivo, e tra virgolette: e sforzarsi di farle memorabili, come tante battute argute / e brevi: (che si stampano in testa, così, con un qualche contorno di adeguati segnali / socializzati): (come sono gli a capo, le allitterazioni, e, poniamo, le solite metafore): / (che vengono a significare, poi, nell’insieme: / attento, o tu che leggi, e manda a mente)”.
Concludo con un “W il grassetto”, messo rigorosamente tra ” “! 🙂
Per l’autrice del lavoro, molto anziana, non è necessario pensare a malafede o a desiderio di fare uno scoop; discorso diverso va invece fatto per i mezzi di informazione che si sono occupati o si occuperanno della faccenda. Le reazioni che leggo nei commenti di chi mi precede fanno bene sperare, sono una boccata d’aria fresca, un bicchiere d’acqua buona; ma non illudiamoci, questo blog e i suoi partecipanti a diverso titolo rappresentano una realtà a parte, in generale l’operazione Dante sballone non mancherà di dispiegare i suoi effetti nefasti.
Eh sì Roberto ho proprio paura che tu abbia ragione. Speriamo che Dante non venga banalizzato, semplicizzato o sdoganato come un Keruac o un Buadelaire del 1200!
Un caro saluto
Sicuramente l’immagine di Dante mentre “sbrinza” e “rolla” ha colpito l’immaginario collettivo (al punto che sabato sera mi è stato riferito: «consolante sapere che la letteratura italiana affonda le radici in un tossico!»)
Mi ha sorpreso che uno studio, filtrato dalla massa, sia diventato argomento di “gossip”.
Rimando, per chi fosse interessato al saggio di P.Brenot “Geni da legare” e mi/vi chiedo: con la politica anti-anoressia che imperversa, perché non si cita mai Kafka? Kafka che si nutriva solo di prugne secche e latte? Kafka ossessionato dalla paura di deformarsi e l’eterna ne “La Metamorfosi”? Kafka che era – anoressico?
Un abbraccio
Chiara
Chiara, io metterei al centro il testo (non in senso strutturalista), ma in quanto creatura che si nutre della lettura e che, a propria volta, nutre i lettori.
poi, la vita degli autori lasciamola ai biografi, agli psicologi, alle mogli o ai mariti, al fruttivendolo, ai professori eccetera.
gugl
Brava Anto 😉
@ Gugl
Anche per me “il nutriente” è L’OPERA.
L’unico interrogativo era in merito alla “differenza di Peso” del particolare biografico (quando si tratta del rapporto bios/corpus) tra autore e autore.
Un saluto
Chiara
Effettivamente doveva aspettare i 90 anni suonati per scrivere una cosa del genere. Le sue affermazioni non hanno fondamenta, come fai a scrivere che Dante si drogava quando si sa a stento il giorno della sua nascita. La vera porcheria è che quella robaccia glie la fanno pubblicare. La stampa ormai è a livelli bassissimi, se un giorno mi venisse l’idea di gridare al mondo che Dante non è mai esistito e che tutti i suoi racconti sono falsi, potrei farlo tranquillamente credo…Come stiamo cadendo in basso