Una sforbiciata di Caruso

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Causa i noti fatti di Catania, siamo senza calcio, questa settimana.
Ma niente paura, c’è Francesco Caruso a sopperire.
Nell’intervista di stamattina al Corrierone il deputato di RC (e gran capo dei no-global meridionali, come lo definisce l’intervistatore), si è esibito in una sforbiciata volante che nemmeno Boninsegna contro il Foggia.
Tutti si chiedono come arginare una violenza sorda che esplode soprattutto tra le giovani generazioni, sfacciatamente ingiustificabile, nel calcio e non solo, con il cadavere di un poliziotto massacrato ancora all’obitorio. E lui propone di identificare le forze dell’ordine: mettergli un numero sul casco. “E’ più democratico sapere chi ti sta spaccando la testa, o no?” Mentre la gente intorno comincia a preoccuparsi delle tossine in circolo nel corpo sociale, lui propone di guardarsi dai globuli bianchi.
Mi verrebbe da dire a Caruso. Perchè non ti trovi un lavoro vero, come tutti?
Il rivoluzionario di professione, non è un bel mestiere.

Il rivoluzionario di professione interpreta la rabbia sorda e la violenza in termini politicamente favorevoli: esprimono disagio, malcontento, e quindi portano acqua al mulino del cambiamento, accellerando il degrado di rapporti sociali “reificati”. Ricordo certe campagne di reclutamento nelle carceri, tra la sinistra dei movimenti degli anni Settanta, e l’equivoco di certe anime belle: imbarcare tutto quanto fosse “contro” anche se dietro non c’era protesta politica ma semplice renitenza, disadattamento al vivere civile, e avallare tacitamente quanto di patologico aveva con sè. E anche oggi, quanta complicità con le nevrosi, nell’esaltazione acritica della Differenza…
Il rivoluzionario di professione non può distinguere tra una protesta sana e un’esplosione narcisistica: per farlo avrebbe bisogno di un’idea normativa della natura umana, che rifiuta per principio, come qualsiasi limitazione all’onnipotenza del desiderio. Infatti è espressione dello stesso narcisismo che crede di combattere nella forma dell’avidità capitalistica. Come nei manuali dell’economia ultraliberista, c’è sempre la vittoria di un immagine utopica o distopica sul presente, e la pervicace negazione del principio di realtà. Condannati a sognare. E ad alzare il livello del delirio, quando il sogno minaccia di svelarsi come tale. L’escalation del tossico.

Il rivoluzionario di professione, non è un bel mestiere. Lo sapeva Jimi Hendrix, quando in un aereoporto italiano, dov’era ancora sconosciuto, gli chiesero chi fosse.
“I’m a professional hippy”, disse, con una tristezza infinita.

30 pensieri su “Una sforbiciata di Caruso

  1. lucaariano

    Stendiamo un velo pietoso…Da uomo di sinistra mi viene una tristezza, mi corre un brivido lungo la schiena. Non apro certi capitoli sennò…
    Un caro saluto

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  2. lucaariano

    Valter il capitolo sarebbe lunghissimo, quasi quanto un romanzo di Dumas o Hugo. Come molti di sinistra della mia generazione ma non solo sono molto deluso da questa sinistra, da come si pone, da come si comporta, da come governa. Certo alla fine forse poteva andare peggio – il fondo forse si era toccato – però penso che molti si sentano come gli innamorati traditi. Alla fine nonostante le corna le vuoi ancora bene, però fino a quando durerà? E qui ci sarebbe da aprire analisi socio-politiche che lascio a chi ne ha gli strumenti adatti…Complimento per il post!
    Un caro saluto

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  3. Marco Saya

    Ieri sera mi sono rivisto Cuba con Sean Connery, al di là del “filmetto” lì il rivoluzionario c’era, il malcontento esisteva, non esisteva utopia, nessuna escalation di tossici e soprattutto “professional real poors”. Caruso? Come ha dichiarato Berty ciascuno si assume le responsabiltà del “detto”

    Ciao
    Marco

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  4. mpalmi

    Caro valter ciao,
    ho visto la tua mail dove mi solleciti ad entrare in questo blog per leggere il tuo post politico, lo faccio per amicizia.
    Devo dirti con estrema franchezza che la cosa non mi entusiasma proprio per nulla. Di fronte al tuo scritto la domanda che mi viene è: “e allora?” mentre di fronte a questi tristissimi blog mi viene da dire: “ma due amici reali con cui far due chiacchere in diretta non ce li hai?” Qui non c’entra la destra o la sinistra, la poesia o la prosa, ma solo una profonda, terribile, angosciante solitudine che non esita, giustamente, ad aggrapparsi ad ogni relitto che passsa. Ma non basta…
    A tal proposito ti segnalo il mio pezzo di domani,martedi 6, su Il Giornale, che ti pregherei di leggere,
    Ciao, grazie e a presto.
    MArco Palmisano

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  5. franzk

    Ma si puo’ scegliere di mandarli… hai capito no? Io ogni tanto qualche ramo secco lo taglio. Comunque per carità, contento tu..

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  6. francesco marotta

    Ecco uno che fa veramente onore ai suoi “maestri”: passa, vomita un po’ di insulti ai mentecatti e minus habentes di turno in rete e, prima di dileguarsi a fare due chiacchiere con amici veri (e che “amici”!: tengono lontana la solitudine e l’angoscia!), recupera il tempo perduto sotto forma di sostanziosa marchetta alle cianfrusaglie che domani mattina porterà al mercato. Siete grandi, fatti tutti con lo stampino, intercambiabili.

    Spero solo che, al prossimo passaggio, lasci almeno qualche lume sulle strategie di marketing più opportune per scegliere i poeti di corte. Ammesso che si liberi qualche posto…

    fm

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  7. vbinaghi

    Lasciate perdere, è uno che non sta niente bene.

    @ Marco saya
    Qui non è in questione Cuba, nè i poveri, nè la rivoluzione.
    Ma chi della rivoluzione fa un mestiere più o meno redditizio, sul mercato delle idee. E per farlo deve sempre alzare il livello dello scontro, di qualsiasi scontro si tratti. Così, non ho niente contro chi presta denaro a chi ne ha bisogno, ma mi fanno senso gli usurai.

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  8. vbinaghi

    @Marco Palmisano
    Potevi scrivere che il post faceva schifo, o che non significava nulla: è normale in rete, te lo aspetti. Ma tu no. Tu dovevi venire qui e dare dei coglioni frustrati a tutti quelli che ci scrivono e ci leggono. Pensi sul serio che chi frequenta un blog letterario non ha due amici con cui parlare? Ma già, a te della letteratura che ti frega? Non serve a vendere nè a prendere voti per il partito saponetta, quello del peggiore spacciatore di droga televisiva (e lo sai che di droga me ne intendo), che ha trasformato questo paese in un popolo di guardoni e aspiranti veline: meglio questi dei bloggers?
    Siamo stati vent’anni senza sentirci, e siamo sopravvissuti.
    Lasciamoci perdere, va, che è meglio.

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  9. Roberto Rossi Testa

    I fatti su cui si esercita la riflessione sono terribili e lasciano poco spazio alla speranza,
    ma quel poco di speranza che resta è tenuto in vita dagli interventi e dai commenti che leggo su questo blog. Che certe idee e prese di posizione vengano da “anime belle”, da gente che nulla dovrebbe sapere del quotidiano o che dovrebbe inorridire alla sola eventualità d’immischiarsene, dovrebbe far ricredere sulla presunta inutilità della poesia e sul parassitismo dei poeti. Ricordiamoci sempre, anche nelle catacombe telematiche, che i poeti sono i nascosti legislatori del mondo; e che nei tempi di crisi possono dire parole alte e forti, capaci di reggiungere e di toccare tutti.

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  10. fabiobrotto

    Non essendo un “uomo di sinistra” posso tentare di ragionare su Caruso senza coinvolgimento emotivo. Credo che occorra fare dell’antropologia politico-sociale, e prendere in considerazione la realtà dei Centri Sociali e la tipologia umana che vi si esprime e li abita. Essa ha un’origine, che può essere riportata all'”autonomia” del ’77, che ho ben conosciuto, anche perché mio fratello a quell’epoca la viveva in pieno. Essere autonomi significava allora ripudiare la tradizione istituzionale della Sinistra e “prendersi” con azione diretta ciò cui si riteneva di avere immediato diritto (si parlava di “diritto al lusso”, ben lo ricordo, e moltissimi autonomi, peraltro, erano figli di borghesi). Ovviamente la valorizzazione della libido in quanto tale aveva dei fondamenti teorici, ma veniva praticata anche da persone culturalmente rozze.
    Una libido non mediata porta all’occupazione di una casa perché il gruppo sente di averne bisogno (id est diritto), come alla distruzione dei cassonetti della spazzatura o delle automobili parcheggiate ai lati del corteo, o all’attacco alla polizia. Lo sfogo delle pulsioni distruttive può avvenire entro un semplice quadro che lo giustifica. Da una parte ci siamo noi, dall’altra tutti gli altri, cioè la Borghesia, il Potere, l’Esercito, i Fascisti, ecc. Noi lottiamo per la nostra sopravvivenza in quanto il Potere vorrebbe annientare ogni oppositore. La mens autonoma che ha generato gli “antagonisti” di oggi è una mens paranoide, e direi anche fondamentalmente narcisistica. I teppisti di Catania, dal canto loro, si pensano quasi certamente come soggetti di destra, ma la loro costituzione antropologica di fondo è perfettamente omogenea a quella dei frequentatori dei Centri Sociali, e delle tute bianche di Casarini.Il problema, in ultima analisi, è quello della violenza, di ciò che la determina, e della lettura che se ne dà. Qui certo non basta il senso di orrore che di fronte al suo scatenarsi prende le anime belle, che pensano di esserne esenti.

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  11. enricodelea

    Caruso non è un “rivoluzionario di professione” – storicamente, nell’accezione nobile, lo sono stati uomini come Berneri, Rosselli (il 09 giugno saranno 70 anni dal suo assassinio), Vittorio Foa (grande dimenticato), Terracini, nei quali il rigore egualitario e quello libertario sono sempre uniti, sotto il segno della responsabilità individuale e sociale.
    Caruso è solo un politicante di professione, specializzato come tanti esempi, che attraversano il XX secolo, in quell’arte antica che si chiama demoagogia: a parte le minchiate che dice, cosa lo differenzia da Mastella?
    Restando nella stessa area politica, un piacere è aver a che fare con Pisapia, uno strazio sentire Caruso e dovergli anche pagare lo stipendio (e la pensione).
    Per questo motivo è più che urgente ristabilire un sistema elettorale uninominale, in cui si vota la persona, previe primarie.

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  12. Marco Saya

    Che fare?

    Una riflessione di Lenin ci porta a una pietra miliare, allora, della teoria del partito: «Un comitato di studenti non serve: è troppo instabile! Benissimo! Ma la conseguenza è che occorre un comitato di rivoluzionari di professione. Studenti o operai poco importa, essi sapranno fare di se stessi dei rivoluzionari di professione.»

    Nel 68′, vissuto in prima persona, questo era uno dei nostri credi che si mischiava con i fermenti che provenivano da oltre-oceano. Come dimenticarci, ad esempio, di Malcomx e Angela Davis, rivoluzionari, loro sì, di professione?

    Caruso rispecchia la mediocrità politico-intellettuale del nostro tempo e non c’è sistema unilaterale che tenga se non ci sono le persone giuste.

    Infine che significa “I teppisti di Catania, dal canto loro, si pensano quasi certamente come soggetti di destra, ma la loro costituzione antropologica di fondo è perfettamente omogenea a quella dei frequentatori dei Centri Sociali, e delle tute bianche di Casarini..?” Mi puoi Fabio meglio precisare questa affermazione?

    Marco

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  13. fabiobrotto

    Quando parlo di costituzione antropologica mi riferisco ad un elemento pre-politico: il giovane che si pensa come di destra e nemico di quelli di sinistra (e della polizia, come lo sono quelli dei Centri Sociali)ha con la violenza un rapporto identico a quello che ha un “antagonista”. Ha bisogno di un nemico da combattere. Entrambi sfuggono alla mediazione della ragione per dar sfogo alle loro pulsioni violente su dei capri espiatori, cui vengono attribuiti tutti i mali. Entrambi negano la propria violenza come tale e la presentano come reazione a quella dell’altro-nemico. Entrambi si sentono perseguitati e vittime nel momento stesso in cui perseguitano e fanno vittime, e così via. La tendenza a vedere la violenza solo nell’altro è universalmente umana, e per questo non dobbiamo indulgervi da parte nostra. Anche i poliziotti spesso massacrano di botte al di là del loro dovere… l’ho visto con i miei occhi. Come ho visto gli antagonisti andare alle manifestazioni armati di tutto punto. La violenza è affascinante….

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  14. Marco Saya

    @ Fabio

    Thanks…, chiaro ora, dovremmo, forse, integrare il tuo discorso con un concetto di ideali o valori che latitano, ma forse è meglio aprire un post a parte. Le lettere luterane di Pasolini sono sempre più attuali…

    Ciao
    Marco

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  15. Gian Ruggero Manzoni

    Piacevole questo Palmisano… mi stimola… volete che gli faccia la cura vecchia (ma sempre attuale) maniera? Giusto sono reduce dal blog di Absolute, e là ho curato Sinicco e Voce… non ci metto un attimo a curare anche questo signore che ci dà degli sfigati 🙂 Poi scrive per Il Giornale? Alla facciaccia!

    ò Binaghi, non ho tempo di commentare perché in partenza da Falconara per Pristina, ma poi torno.

    Rispondi
  16. Marco Saya

    Dedicata a Caruso… da Pasolini:

    Alla mia nazione

    Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
    ma nazione vivente, ma nazione europea:
    e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
    governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
    avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
    funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
    una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
    Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
    pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
    tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
    Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
    proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
    E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
    che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
    Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

    Marco

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  17. lucaariano

    Bellissima poesia che m’è capitato di leggere spesso ad incontri e omaggi su PPP. Come dico sempre potrebbe essere stata scritta ieri, stamattina. Bravo Marco per la riproposta!Andiando avanti per citazioni: “Ci vuole pelo sullo stomaco…” (Vasco Rossi) per scrivere su certi giornali…
    Un caro saluto

    Rispondi
  18. Marco Saya

    Ciao Luca, mi hai fatto venire in mente anche questa…”Ci vuole un fisico bestiale per resistere agli urti della vita
    a quel che leggi sul giornale…” (Luca Carboni)

    Un abbraccio
    Marco

    Rispondi
  19. lucaariano

    Eh…sì molto divertente! A inizio carriera Carboni fu considerato epigono, emulo di Vasco, il cerchio si chiude!
    Un caro saluto

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  20. gian ruggero manzoni

    “Ricordo certe campagne di reclutamento nelle carceri, tra la sinistra dei movimenti degli anni Settanta, e l’equivoco di certe anime belle: imbarcare tutto quanto fosse “contro” anche se dietro non c’era protesta politica ma semplice renitenza, disadattamento al vivere civile, e avallare tacitamente quanto di patologico aveva con sé”… le ricordo bene anch’io, Binaghi, visti i giorni passati a San Giovanni in Monte a Bologna nel 1977 e i 16 mesi che mi beccai senza condzionale, poi sfangati come ‘legionario’ nell’esercito a fare il ‘delinquente’ con la patente datami dallo Stato 🙂 ma è stata vita anche quella, che segna, ma pur vita. Tempi duri, ‘gli allora’, ma non è che neppure oggi si scherzi tanto 🙂 e ridiamoci ancora sopra, vualà !

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  21. Gian Ruggero Manzoni

    @ Quel tanto. Teste calde… teste bollenti… che difficilmente si raffreddano. Da noi in Romagna si dice “teste da Landini”, trattore a cilindro unico, con volano, ovviamente unico pistone, che si metteva in moto con un fornello caldo messo sotto al blocco, così da scaldare l’olio e la ferraglia, poi si girava il volano e partiva: Landini Testa Calda, usciva così dalla casa. Se sbagliavi il colpo di volano, partiva alla rovescia e avevi quattro marce indietro e una avanti, e non è una balla… 🙂 robe d’altri tempi.

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  22. mpalmi

    Caro valter ciao,
    abbandono questo blog dopo aver riletto bene tutti gli interventi dei partecipanti.
    Permettimi di lasciarti citando anch’io una frase di Pier Paolo Pasolini: “Talvolta mi accorgo di essere pieno di una domanda a cui non so rispondere…”
    Abbiamo bisogno di un’ideale, un motivo per cui vivere e dare senso ad ogni istante della nostra vita; negli anni settanta poteva essere il marxismo ora però non ci si può accontentare di You Tube…
    Forse bisogna tornare ad avere la semplicità di cuore dei bambini, che è quella dei poeti,
    e saper porre questa domanda agli amici veri.
    Con affetto,
    11.2 (Lourdes) marco palmisano

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